Johnson sempre più critico nei confronti di Huawei

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 11:46 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha inasprito la propria retorica nei confronti del colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei, il 30 giugno, avvertendo Pechino che Londra intende proteggere le proprie infrastrutture critiche da “fornitori statali ostili”, esprimendo profonda preoccupazione per la nuova legge sulla sicurezza di Hong Kong.

Lo scorso 28 gennaio, Johnson aveva permesso a Huawei un ruolo limitato nella rete 5G della Gran Bretagna, vietando la fornitura di kit per le “parti sensibili” della rete, note come il nucleo, e consentendo solo il 35% di kit nella rete periferica, che comprende le antenne radio. Inoltre, la società cinese sarebbe rimasta esclusa dalle aree vicine alle basi militari e ai siti nucleari. Per giustificare tale decisione, Johnson aveva sottolineato “l’importanza di Paesi simili che lavorano insieme per diversificare il mercato e rompere il dominio di un piccolo numero di aziende”.

Ciò aveva causato tensioni nel Five Eyes intelligence-sharing club, il quale comprende l’Australia, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda e il Canada. Nello specifico, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva dichiarato che l’uso dell’equipaggiamento di Huawei rappresentava un rischio di spionaggio, evidenziando “l’impossibilità di condividere informazioni” con le nazioni che lo inserivano nei propri “sistemi informativi critici”.

Tuttavia, la crisi legata alla pandemia di coronavirus e la disputa con la Cina per la nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong hanno danneggiato le relazioni tra Pechino e Londra, proprio nel momento in cui Johnson si prepara a rivedere la decisione su Huawei. “Su Huawei, la posizione è molto, molto semplice. Voglio che la nostra infrastruttura nazionale critica sia adeguatamente protetta dai fornitori statali ostili, quindi dobbiamo raggiungere quell’equilibrio ed è quello che faremo”, ha riferito il primo ministro inglese ai giornalisti.

In tale contesto, il National Cyber Security Centre britannico sta esaminando la solidità di Huawei come fornitore, e le proprie conclusioni saranno alla base della decisione sul futuro a lungo termine della società cinese nelle reti di Londra. Da parte sua, Huawei ha affermato che sta investendo miliardi di sterline in Gran Bretagna per rendere la visione di Johnson di un “Regno Unito collegato” una realtà. “Siamo stati nel Regno Unito per 20 anni e restiamo concentrati sul lavoro con i nostri clienti e il governo per garantire che il Paese ottenga i posti di lavoro e la crescita economica creata dal 5G il più rapidamente possibile”, ha dichiarato il vicepresidente di Huawei, Victor Zhang.

Di recente, il quadro delle trattative tra il colosso delle telecomunicazioni cinese e il governo di Londra si è complicato a causa di due fattori. Il primo problema, a livello nazionale, è rappresentato dallo scetticismo di numerosi parlamentari inglesi nei confronti di Huawei. Lo scorso 11 marzo, l’ex-segretario del Commercio di Londra, Liam Fox, e altri 35 deputati della maggioranza di governo si sono opposti a un emendamento sulla legge sulle telecomunicazioni, nonostante quest’ultimo non fosse collegato al caso Huawei, in segno di protesta con la decisione di Johnson di aprire alla società cinese. In particolare, nonostante il partito conservatore del primo ministro inglese possa contare su una maggioranza di 87 seggi in Parlamento, lo scarto in tale circostanza è stato di soli 24 voti. Ciò ha spinto Johnson a riconsiderare la propria posizione, il quale, lo scorso 21 marzo, ha annunciato di voler prendere nuove misure volte a proteggere la tecnologia del Paese, soprattutto in seguito allo scoppio della pandemia di coronavirus.

Il secondo problema, a livello internazionale, è rappresentato dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong approvata dalle autorità di Pechino il 30 giugno. Nello specifico, quest’ultima vieta attività di secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere che mettano in pericolo la sicurezza nazionale, e stabilisce l’ergastolo come pena massima prevista per tali crimini. A riguardo, la Gran Bretagna ha definito tale iniziativa una “mossa grave”. “Siamo ovviamente profondamente preoccupati per la decisione di approvare la legge sulla sicurezza nazionale a Pechino in quanto colpisce Hong Kong”, ha commentato Johnson. “Esamineremo la legge molto attentamente, vogliamo esaminarla correttamente, per capire se è in conflitto con la dichiarazione congiunta tra Regno Unito e Cina”, ha aggiunto il primo ministro inglese.

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Mariela Langone

di Redazione

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