Iran: riprendono le esportazioni di gas verso la Turchia

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 16:49 in Iran Turchia

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Secondo quanto riferito dal Ministero del Petrolio iraniano, oggi, mercoledì primo luglio, l’Iran ha ripreso ad esportare gas verso la Turchia.

Le attività di export di gas naturale erano state sospese a seguito di un’esplosione, con conseguente incendio, verificatasi il 31 marzo scorso nei pressi della regione iraniana di Bazargan, al confine con la Turchia, che aveva interessato il tratto di un gasdotto posto sul suolo turco. Per alcune fonti di Teheran, era possibile pensare che dietro tale episodio vi fosse il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Il gasdotto oggetto dell’esplosione potrebbe trasportare circa 10 miliardi di metri cubici di gas iraniano verso la Turchia ogni anno. Tuttavia, già negli anni ’90 e fino al 2013 era stato più volte attaccato da militanti curdi.

La ripresa delle esportazioni del primo luglio giunge in un momento in cui Teheran continua ad essere colpita dalle continue sanzioni di Washington, che colpiscono altresì il settore petrolifero e del gas iraniano. La Turchia era tra le 8 potenze, tra cui Cina, India e Giappone, che erano state inizialmente esonerate dalle sanzioni americane e autorizzate a continuare le importazioni di greggio iraniano. Le esenzioni, tuttavia, sono terminate il 2 maggio 2019 e non sono state più rinnovate. Circa il settore del gas naturale, tra Ankara e Teheran vi è, invece, un accordo con scadenza ogni 5 anni e, sebbene sia possibile trasportare 10 miliardi di metri cubici di gas, in realtà tale cifra non è stata mai raggiunta, attestandosi perlopiù tra i 7 e i 9 miliardi.

Come evidenziato da fonti iraniane, Ankara rappresenta per Teheran un canale per raggiungere l’Europa. Tuttavia, i negoziati tra le due parti non sono mai stati privi di divergenze, riguardanti perlopiù le agevolazioni richieste da parte turca o i diritti di transito. La Turchia ha poi chiesto alla controparte un aumento delle importazioni di gas naturale del 20% ed un adeguamento dei prezzi sulla base di quelli di Russia e Azerbaigian, ma l’Iran non ha, fino ad ora, accettato la proposta. Dal canto loro, Russia e Azerbaigian, secondo alcune fonti, avrebbero, invece, aumentato le proprie esportazioni verso la Turchia, sollevando preoccupazioni da parte iraniana. A tal proposito, Ankara potrebbe sostituire il gas iraniano con russo e azerbaigiano, il che costituirebbe un duro colpo per Teheran, già colpita sia dalle sanzioni statunitensi sia dalla pandemia di Covid-19. Tuttavia, nonostante tali divergenze, la National Iranian Gas Company ha riferito che le esportazioni di gas iraniano sono aumentate di 3,6 miliardi di metri cubi su base annua, pari al 26%, fino a marzo 2020.

Nel frattempo, l’Iran continua ad essere tra i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia di Covid-19 in Medio Oriente, a cui si prevede si aggiungeranno le conseguenze del Caesar Act, una legislazione statunitense entrata in vigore il 17 giugno e che prevede sanzioni contro il presidente siriano, Bashar al-Assad, e gli enti che lo sostengono. Già il 12 marzo scorso, il direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, aveva riferito che l’Iran aveva chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus, oltre all’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. Tuttavia, secondo Teheran, gli Stati Uniti hanno ostacolato l’invio dei prestiti richiesti. Dal canto suo, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, ha confermato, il 7 aprile, che la pandemia di corona influenzerà il 15% del PIL del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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