Etiopia: proteste contro l’uccisione di un famoso cantante, si temono morti

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 14:23 in Africa Etiopia

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In Etiopia, nella regione di Oromia, vaste proteste vanno avanti da giorni per vendicare l’uccisione di un famoso cantante, Hachalu Hundessa, assassinato nella sua auto in un quartiere periferico della capitale, Addis Abeba. Luomo, di 34 anni e appartenente al gruppo etnico degli Oromo, è stato colpito da una raffica di spari, la notte di lunedì 29 giugno, ed è deceduto poche ore dopo in ospedale. La polizia afferma che i responsabili e le motivazioni dellomicidio siano ancora sconosciute. Il cantante, tuttavia, era un simbolo del movimento di contestazione popolare che era riuscito, nellaprile 2018, a far dimettere lallora primo ministro, Haile Mariam Desalegn, e ad aprire la strada verso una transizione democratica.

Le proteste per contestare la morte di Hundessa sono esplose, nella regione di Oromia, a partire da martedì 30 giugno. Un portavoce della provincia dove ha avuto luogo la maggior parte dei disordini ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che circa 50 persone sarebbero state uccise negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. In un discorso pubblico, rilasciato mercoledì primo luglio, lattuale primo ministro, Abiy Ahmed, ha solo dichiarato vagamente che potrebbero esserci “diversi” morti. Martedì 30 giugno, tre esplosioni sono state segnalate nella capitale, con un bilancio non specificato di morti e feriti. Secondo il Washington Post, informazioni esatte sul numero delle vittime non sono ancora chiare dal momento che un blocco di Internet rende difficile la comunicazione. Martedì mattina, il governo ha chiuso la rete, come comunemente fa durante manifestazioni di questo tipo, e non ha tuttora ripristinato il servizio.

Le manifestazioni in Oromia, così come nella capitale, sono solo lultimo frammento di una lunga serie di rimostranze etniche che hanno ripetutamente minacciato di far deragliare la transizione etiope verso la democrazia. Il nuovo premier Abiy, anche lui appartenente al gruppo etnico degli Oromo, ha promosso, fin dal suo insediamento, la scarcerazione di diversi prigionieri politici, permettendo una maggiore libertà di parola, e ha revocato il blocco su diversi gruppi di opposizione. Ciononostante, molti cittadini Oromo dichiarano di sentirsi ancora fortemente emarginati dal nuovo processo di costruzione politica della nazione.

Abiy ha vinto il premio Nobel per la pace del 2019 grazie ai suoi sforzi per cercare di porre fine a una lunga disputa di confine con il suo vicino settentrionale, l’Eritrea. I conflitti interni, tuttavia, si stanno dimostrando più difficili da risolvere e milioni di etiopi rimangono sfollati. Gli analisti avevano avvertito che l’annullamento, a causa del coronavirus, delle elezioni parlamentari programmate per agosto e il malcontento, sempre diffuso nella regione di Oromia, avrebbero portato a nuovi spargimenti di sangue su larga scala.

“Questo è un atto commesso e ispirato da nemici nazionali e stranieri al fine di destabilizzare la nostra pace e impedirci di raggiungere le cose che abbiamo iniziato”, ha dichiarato pubblicamente Abiy, riferendosi all’omicidio di Hundessa. Media locali hanno riferito su Facebook che i due maggiori esponenti politici delletnia Oromo, ovvero Jawar Mohammed e Bekele Gerba, erano stati arrestati in relazione a una discussione sulla sepoltura del corpo di Hachalu. Altre decine di attivisti e manifestanti sarebbero stati catturati. In un post pubblicato su Facebook poco prima del blocco di Internet, Jawar aveva pubblicato un tributo appassionato al cantante etiope. “Non hanno semplicemente ucciso Hachalu. Hanno sparato al cuore della nazione Oromo, ancora una volta! Potete ucciderci, tutti noi, ma non ci fermerete mai! MAI!!” ha scritto.

Nellottobre 2019, Jawar era stato preso di mira dalle autorità per le sue posizioni antigovernative e le accuse contro di lui avevano provocato diffuse manifestazioni nella regione di Oromia, causando almeno 100 morti. I funzionari del governo di Abiy accusano luomo di utilizzare piattaforme social per incitare i cittadini a partecipare a proteste che finiscono sempre per diventare violente e a provocare aspri scontri con le forze di sicurezza. “Se l’esercito viene schierato, ci sarà sangue. E questo, beh, dipende da Abiy. Se c’è violenza, è perché inizia al suo comando”, aveva dichiarato Jawar in un’intervista con il Washington Post a marzo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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