Croazia: segnalata all’Austria la brutalità della polizia contro i migranti

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 13:10 in Austria Croazia Immigrazione

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Una volontaria bosniaca ha consegnato al Parlamento austriaco un rapporto di oltre 1.600 pagine, il quale include sia testimonianze dei media sia personali, che documentano la brutalità della polizia di frontiera croata contro i migranti irregolari. A rivelarlo è stato Al-Jazeera English, il 30 giugno, sottolineando che la volontaria Zehida Bihorac, originaria di Velika Kladusa, nel Nord del Paese, è entrata in contatto con i legislatori austriaci tramite un’organizzazione umanitaria, la SOS Balkanroute. 

A tale riguardo, Bihorac ha riferito ad Al-Jazeera che, in Bosnia, i migranti e i rifugiati subiscono violenze sia da gruppi di cittadini e singoli individui sia da agenti di polizia, i quali ritengono che il trattamento brutale li scoraggi dal rimanere nel Paese. “Non hanno dove andare. Sono bloccati a Velika Kladusa”, ha affermato la volontaria, chiedendo all’Unione Europea di agire. In particolare, dopo essere entrati irregolarmente nell’UE, i migranti e i rifugiati cercano di attraversare il confine croato-bosniaco per raggiungere la Germania e le nazioni dell’Europa settentrionale.

Già a inizio giugno, Bihorac ha comunicato ai legislatori austriaci che i migranti irregolari subiscono “violenze sistematiche” al confine con la Croazia. “Siamo molto grati alle ONG che lavorano sodo e agli individui che si assicurano che queste persone ricevano aiuti umanitari”, ha commentato su Facebook il ministro della Giustizia di Vienna, Alma Zadic. “Molti rifugiati sono ancora minorenni. Ora abbiamo bisogno di una stretta cooperazione tra la società civile e la politica per porre finalmente fine a questa situazione ai confini dell’Europa”, ha aggiunto Zadic. 

Stando a un rapporto di EUobserver citato da Al-Jazeera, ad aprile 2020, gli agenti di polizia croati hanno confiscato i vestiti e le scarpe di rifugiati e migranti e, successivamente, li hanno costretti a tornare in Bosnia. “Le immagini sono spaventose, e ancora di più la mancanza di reazione da parte dell’Unione Europea”, ha dichiarato EUobserver, sostenendo che l’impunità sia diventata una regola alla frontiera, e che le notizie di violenza da parte della polizia croata non sono ancora state esaminate dalle autorità europee. “Uomini, donne, adolescenti e intere famiglie sono sotto attacco. Sono vittime di abusi fisici, arbitrariamente detenuti e la loro proprietà è distrutta”, ha riportato il quotidiano.

Un’altra organizzazione umanitaria, CARE International, ha rilasciato un rapporto sul trattamento dei migranti in Bosnia ed Erzegovina, lo scorso 4 marzo, e aggiornato il 22 maggio 2020, nel quale ha descritto dettagliatamente episodi di violenza da parte della polizia e delle autorità croate nei confronti dei rifugiati. CARE ha inoltre osservato che nel 2019 sono stati registrati un totale di 29.196 migranti entrati in Bosnia e che, nei primi mesi del 2020, il numero sia aumentato del 30% rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente.  

Nei mesi più freddi, alcuni rifugiati partono per la Serbia dove le disposizioni umanitarie sono note per essere migliori. Prima delle restrizioni messe in atto a causa della pandemia di coronavirus, la Bosnia contava 7.200 migranti, rifugiati e richiedenti asilo. CARE prevede che molti altri ritorneranno con l’aumento delle temperature e l’abolizione delle restrizioni, tentando di attraversare il confine croato-bosniaco e raggiungere l’Europa.

Secondo la relazione, circa il 40% dei migranti in Bosnia-Erzegovina afferma di provenire dal Pakistan, e poco più del 10% dall’Afghanistan. In aggiunta, coloro che giungono dal Bangladesh, dall’Iraq e dalla Siria costituiscono un altro gruppo importante di popolazione e, anche se in minima parte, sono presenti migranti provenienti da Algeria, Marocco, Iran, Egitto e India. 

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Mariela Langone

di Redazione

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