Comandante turco incontra il capo di Stato Maggiore di Tripoli

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 15:23 in Libia Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo luglio, il comandante delle forze navali turche, Adnan Ozbal, si è recato a Tripoli e ha incontrato il capo di Stato Maggiore dell’esercito del Governo di Accordo Nazionale (GNA), il tenente generale Mohammed Al-Sharif.

L’ammiraglio Ozbal è partito per la Libia per ordine del ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, secondo quanto riferisce il sito web South Front, che cita fonti anonime. Il comandante delle forze navali turche è stato accolto da funzionari di Ankara e di Tripoli e ha incontrato Al-Sharif presso la base navale di Abu Sitta. L’incontro si è svolto a porte chiuse.

Nella stessa giornata, alcuni elicotteri Sikorsky S70 Seahawk, probabilmente parte della Marina turca, sono stati avvistati nei cieli di Misurata, che rappresenta un quartier generale delle forze di Ankara in Libia. Nel frattempo, il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, ha visitato Tobruk, per incontrare il presidente della Camera dei Rappresentanti del governo della regione orientale libica, nota come Cirenaica, Aguila Saleh. Sempre il primo luglio, un aereo della Air Libya Avro RJ-100 si è diretto da Tripoli verso l’aeroporto di Alessandria, in Egitto. Si ritiene che il Governo di Accordo Nazionale tripolino, affiancato dalla Turchia, stia negoziando con l’Egitto, che invece sostiene l’esecutivo di Tobruk, in vista di un possibile attacco contro la città di Sirte

Il 24 giugno, Aguila Saleh ha dichiarato che avrebbe chiesto all’Egitto di intervenire militarmente in caso di un assalto contro la città strategica di Sirte. Il 20 giugno, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi aveva già affermato che Il Cairo aveva diritto, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, di avviare un’azione militare in Libia, al fine di proteggere i propri confini. In tale contesto, la Turchia deve valutare i rischi e benefici dell’attacco contro la Cirenaica. In primo luogo, Sirte è la chiave per il controllo della regione della “mezzaluna” libica, che contribuisce al 60% delle esportazioni di petrolio del Paese. Nei pressi della città si trovano giacimenti petroliferi e strutture per il carico delle petroliere. Inoltre, tale area ha un importante valore militare, poichè consente di controllare la costa libica tra Tripoli, a Ovest, e Bengasi, a Est. 

L’attuale panorama libico vede due schieramenti opposti confrontarsi militarmente grazie all’appoggio dei propri alleati internazionali. Da un lato, c’è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 e riconosciuto dall’Onu. Questo è sostenuto dall’Italia, dal Qatar e dalla Turchia. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui “uomo forte” è il generale Khalifa Haftar, riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. La Libia è un Paese diviso a seguito di anni di instabilità, che è degenerata a partire dalla guerra civile, scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il dittatore Muammar Gheddafi è stato destituito. Tuttavia, la transizione democratica non è mai stata portata a termine.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.