Cipro accusa la Turchia di attività di pesca illegali

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 11:38 in Cipro Turchia

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Il ministro dell’Agricoltura di Cipro, Costas Kadis, ha accusato la Turchia di attività illegali nelle proprie acque nel corso di una videoconferenza sul controllo delle attività di pesca, secondo quanto riportato dal quotidiano Kathimerini Cyprus, il primo luglio. Kadis, in precedenza ministro dell’Istruzione nell’attuale amministrazione, ha partecipato a una riunione virtuale del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea per l’Agricoltura e la Pesca, incentrata principalmente sulla proposta della Commissione Europea per una pesca più sostenibile nell’UE.

In tale occasione, il ministro cipriota ha denunciato “l’aumento di attività di pesca illegali, non dichiarate e non regolamentate nel Mediterraneo orientale e nelle acque dell’UE” da parte di Ankara, citando rapporti di navi turche che svolgono attività di pesca nelle acque settentrionali al largo di Cipro. In merito, Kadis ha aggiunto che tali operazioni sono state effettuate senza l’autorizzazione di Nicosia né dell’Unione Europea. “Le azioni della Turchia nel Mediterraneo orientale costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale e di quello dell’Unione Europea, a cui Cipro è purtroppo molto familiare”, ha ribadito Kadis.

Il ministro dell’Agricoltura di Nicosia ha altresì incolpato Ankara di alcuni “incidenti più gravi”, quali navi da pattugliamento turche che molestano pescherecci battenti bandiera cipriota all’interno delle zone marittime settentrionali dell’isola e delle acque internazionali. Tali attività, ha riferito Kadis, rientrano nelle violazioni perpetrate della Turchia contro la Repubblica di Cipro e la propria zona economica esclusiva, evidenziando che esse violano anche il principio dell’alto mare. A tal proposito, il ministro cipriota ha chiesto all’Unione Europea di adottare misure più “coraggiose” per il controllo della pesca nel Mediterraneo orientale, sostenendo che le azioni della Turchia siano una minaccia per lo sforzo unificato dell’UE volto a promuovere la sostenibilità nelle acque orientali del Mediterraneo.

Le relazioni tra Turchia e Cipro sono caratterizzate da un clima di tensione, soprattutto per quanto riguarda le rivendicazioni di Ankara, ritenute illecite da Nicosia, in merito ai propri diritti in alcune aree del Mediterraneo orientale, dove, il 3 maggio 2019, il governo turco ha avviato, illecitamente secondo la comunità internazionale, le proprie attività di trivellazione. A detta dei vertici turchi, tali azioni giungono in difesa degli interessi dei turco-ciprioti.

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le acque territoriali di un Paese si estendono per 12 miglia nautiche fino al mare, ma la propria Zona Economica Esclusiva (EEZ), dove lo Stato può rivendicare diritti di pesca, estrazione mineraria e trivellazione, si può estendere di altri 200 miglia. Quando la distanza marittima tra due Paesi è inferiore a 424 miglia, essi devono stabilire una linea di demarcazione concordata tra le rispettive Zone Economiche Esclusive. Tuttavia, la Turchia non ha firmato la Convenzione poiché, a detta di Ankara, il documento concede diritti significativi ai territori insulari, la quale invece rivendica diritti basati sulla propria piattaforma continentale, una prospettiva che limita gravemente i diritti ciprioti.

A esacerbare ulteriormente le tensioni, nella notte tra il 19 e il 20 aprile scorso, è stato un nuovo avviso di navigazione rilasciato dalla Turchia, il quale ha annunciato che una nave da trivellazione di Ankara, la Yavuz, si sarebbe posizionata, dal 20 aprile al 18 luglio, nell’area compresa tra il blocco 6 e il 7 della Zona Economica Esclusiva cipriota. La nuova spedizione della nave turca è la sesta dal 3 maggio 2019, data di avvio del programma di esplorazione mineraria nelle acque cipriote da parte della Turchia. Nicosia, dal canto suo, ha ribadito più volte di ritenere che Ankara si stia comportando come “il pirata del Mediterraneo orientale, calpestando e violando i principi del diritto internazionale e interferendo con i diritti sovrani di Stati terzi, Cipro inclusa”.  

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Mariela Langone

di Redazione

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