Afghanistan: inviato USA discute con i Paesi dell’Asia Centrale

Pubblicato il 1 luglio 2020 alle 11:48 in Afghanistan USA e Canada

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L’inviato speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha incontrato i rappresentanti dei Paesi dell’Asia Centrale per discutere del ruolo di questi Stati nel processo di pace afghano. 

Khalilzad, il primo luglio, ha tenuto una serie di riunioni con funzionari uzbeki a Tashkent e con altri rappresentanti del gruppo noto come C5+1. Questo è formato da Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Stati Uniti. Durante gli incontri del primo luglio, è stato discusso il “processo di pace in Afghanistan e il ruolo critico dell’Asia centrale”. Secondo l’inviato statunitense, la regione ha svolto e continuerà a svolgere un ruolo centrale nel perseguimento della pace.

Di conseguenza, i Paesi trarranno beneficio dalla pace e potranno approfondire una maggiore interconnessione, nuove opportunità commerciali e un maggiore sviluppo regionale. In tale quadro, secondo Khalilzad, gli Stati Uniti sono pronti “a investire nel futuro della regione”. Washington apprezza la cooperazione con il C5 + 1 e l’inviato statunitense ha affermato che i Paesi dovrebbero lavorare insieme alla Casa Bianca per “promuovere e incoraggiare una soluzione politica in vista dell’inizio dei negoziati afghani”. Il C5 + 1 è un forum per il dialogo tra gli Stati Uniti e cinque Stati dell’Asia centrale. Tuttavia, nonostante gli sforzi diplomatici interni e regionali, l’Afghanistan continua ad essere sconvolto dalle violenze. Inoltre, proprio in questi giorni, gli USA stanno affrontando una serie di problematiche per quanto riguarda la loro permanenza nel Paese. 

Il 26 giugno, il New York Times ha riferito che l’intelligence degli Stati Uniti aveva concluso che un’unità militare russa, collegata ad alcuni tentativi di omicidio in Europa, aveva offerto ai talebani una serie di ricompense per attacchi riusciti contro soldati statunitensi. Si riteneva che i militanti islamisti avessero raccolto una discreta somma di denaro in questo modo. Il 27 giugno, la Casa Bianca e il direttore dell’Intelligence Nazionale hanno smentito tali informazioni. Anche il Ministero degli Esteri russo ha negato la versione del Times. Il 28 giugno, il giornale ha quindi pubblicato un nuovo articolo in cui si afferma che l’intelligence e gli agenti delle operazioni speciali statunitensi in Afghanistan avevano avvisato i propri superiori già a gennaio del 2020 riguardo alla condotta della Russia e al pagamento di ricompense per effettuare attacchi contro cittadini statunitensi. 

L’Afghanistan è caratterizzato da un clima di instabilità da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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