L’Iraq e la lotta contro l’ISIS: 14 operazioni in 50 giorni

Pubblicato il 30 giugno 2020 alle 12:12 in Iraq Medio Oriente

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Le forze irachene, in collaborazione con la coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense, negli ultimi 50 giorni hanno condotto, in totale, 14 operazioni, volte a contrastare la minaccia terroristica nel Paese.

A riferirlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, il quale ha sottolineato che l’ultima operazione risale al 22 giugno, quando è stato dato il via a “Gli eroi dell’Iraq, fase tre”. Si tratta di un’operazione di terra che vede l’esercito iracheno e le forze congiunte perlustrare un’area pari a circa 5 km quadrati, estesa tra le province di Salah al-Din e Diyala, fino al lago Tharthar, a Sud di Samarra. L’obiettivo è dare la caccia e colpire le cellule dello Stato Islamico ancora attive in Iraq. Tuttavia, non si è trattato dell’unica offensiva condotta negli ultimi mesi.

A tal proposito, fonti irachene hanno evidenziato che le 14 operazioni hanno visto la partecipazione di più di un quarto di milione di soldati, i quali hanno condotto decine di attacchi aerei. A seguito di ogni offensiva, le autorità irachene hanno riferito dell’uccisione e dell’arresto di numerosi combattenti dello Stato Islamico, così come del sequestro di armi e munizioni in loro possesso, tra cui anche esplosivi. L’ultima operazione, a detta di fonti irachene, ha portato allo smantellamento di due cellule dell’ISIS, al sequestro di cinture esplosive, armi e mortai, alla distruzione di 58 nascondigli sotterranei e alla scoperta di altri 6 tunnel.

 “Gli eroi dell’Iraq” va ad aggiungersi alle precedenti iniziative intraprese dalle forze irachene. In tale quadro, il 17 maggio, l’apparato di sicurezza iracheno aveva dato avvio ad una nuova operazione, intitolata “Leoni dell’isola”, il cui obiettivo era far fronte alle cellule dormienti dell’ISIS tuttora attive nell’Ovest di Salah al-Din, nel Sud di Ninive, nel Nord di Anbar e in alcune aree al confine siro-iracheno, su un totale di undici assi. Tra gli ultimi risultati raggiunti, il 20 maggio, i servizi di intelligence iracheni hanno riferito di aver arrestato uno dei maggiori leader dello Stato Islamico, Abdulnasser al-Qirdash, candidato alla successione della precedente guida, al-Baghdadi. Successivamente, il 26 maggio, le autorità irachene hanno dichiarato l’uccisione di Moataz Najim al-Jubouri, il cosiddetto “governatore dell’Iraq” per l’ISIS ed il terzo leader principale dell’organizzazione, a seguito di un’operazione condotta dalla coalizione internazionale anti-ISIS nella regione siriana di Deir ez-Zor.

Tuttavia, dal canto suo, specifica il quotidiano, anche l’ISIS continua a perpetrare attacchi “mordi e fuggi” dalla durata di pochi minuti e dalle tipiche caratteristiche della guerriglia, i quali continuano a causare vittime sia tra le forze congiunte irachene e statunitensi sia tra i civili. A tal proposito, il portavoce del comando delle operazioni congiunte, il generale Tahsin al-Khafaji, ha dichiarato ad al-Araby al-Jadeed, che le operazioni condotte negli ultimi mesi sono state avviate sulla base delle informazioni raccolte in precedenza in collaborazione con i servizi di intelligence, e che i gruppi terroristi stanno provando a sfruttare le condizioni attuali dell’Iraq in materia di sicurezza, economia e sanità per agire.

Pertanto, a detta del generale, nonostante i risultati raggiunti, vi sono ancora cellule dormienti e sono ancora necessarie operazioni per estirpare alla radice un’organizzazione terroristica penetrata in Iraq da oltre tre anni e mezzo. Inoltre, ha specificato al-Khafaji, l’obiettivo delle operazioni è costituito perlopiù da aree desertiche e montuose e non città, perché è lì che l’ISIS sembra sentirsi maggiormente “al sicuro”, in quanto si tratta di zone difficilmente raggiungibili. Un esperto di sicurezza iracheno, Hisham Al-Hashimi, ha sottolineato che le operazioni militari attualmente in corso, promosse dal premier Mustafa Al-Kadhimi, si svolgono in modo nuovo e migliore rispetto al governo precedente. Le forze antiterrorismo, con il sostegno delle forze aeree della coalizione internazionale, a detta dell’esperto, agiscono soprattutto in aree desertiche, consapevoli della necessità di operazioni non convenzionali per contrastare efficacemente la minaccia terroristica.

L’inizio della presenza dell’ISIS in Iraq risale al 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq allora in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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