Libia: Sirte, una possibile capitale politica

Pubblicato il 30 giugno 2020 alle 10:04 in Africa Libia

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Il partito politico libico Ihya Libya ha proposto al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, un’iniziativa che prevede elezioni nel dicembre 2020 e Sirte come “capitale politica”.

La notizia, riportata dal quotidiano al-Arab il 30 giugno, si colloca in un clima di crescenti tensioni, in cui Sirte rappresenta uno degli obiettivi principali dell’operazione, attualmente in corso, lanciata dalle forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). In particolare, la proposta avanzata dal partito centrista Ihya Libia include la creazione di una “green zone” a Sirte, ovvero un’area smilitarizzata posta sotto il controllo delle Nazioni Unite, dove dovranno altresì essere “congelati” i fronti di combattimento attualmente attivi. Tale zona dovrà essere posta, nello specifico, nei dintorni di Ouagadougou. Lo scopo, ha specificato il partito, è impedire che Sirte diventi l’arena di uno scontro regionale e, nello specifico, tra Egitto e Turchia, così da giungere a una soluzione che ponga le basi per la stabilità e la ricostruzione dello Stato libico.

Un altro punto dell’iniziativa di Ihya Libya è l’ingresso di forze di polizia “ibride”, composte da elementi provenienti dalle diverse regioni libiche e monitorati da agenti europei, canadesi e australiani. Inoltre, è stata altresì proposta l’istituzione di un consiglio comunale, formato da notabili di Sirte provenienti da diverse tribù e presieduto da tecnocrati nati e cresciuti nella città, oltre al trasferimento di alcune istituzioni, in particolare sovrane, tra cui la Banca centrale della Libia, la National Oil Corporation e la Corte suprema. Tali istituzioni, a detta del partito, dovrebbero poi attuare cambiamenti all’interno dei propri consigli di amministrazione, così da garantire un’equa rappresentanza delle tre regioni libiche e la buona riuscita di decisioni congiunte.

Infine, Ihya Libya ha esortato le autorità libiche a collaborare con la comunità internazionale e le comunità locali libiche al fine di indire elezioni parlamentari e presidenziali dirette, trasparenti ed eque, entro il 31 dicembre prossimo, secondo quanto promesso altresì nel corso della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020. Come specificato da al-Arab, si tratta di una proposta già avanzata anche dal presidente della Camera dei rappresentanti insediata a Tobruk, Aguila Saleh, il quale aveva precedentemente proposto di trasformare Sirte nella sede dell’esecutivo libico.

È stato proprio Aguila Saleh, sostenitore dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, a dichiarare, il 24 giugno, che avrebbe chiesto all’Egitto di intervenire militarmente nel caso di un assalto contro Sirte, occupata dall’LNA dall’8 gennaio scorso. In tale quadro, il 29 giugno, l’esercito di Haftar ha inviato migliaia di mercenari stranieri presso tale città, preparandosi per una battaglia che sembra essere sempre più vicina. Sirte riveste un’importanza strategica, in quanto situata a pochi chilometri di distanza dai principali porti di esportazione di petrolio libici. Non da ultimo, controllare tale regione significherebbe assumere il controllo della costa libica tra Tripoli, a Ovest, e Bengasi, a Est. Per tali ragioni, il GNA si è detto determinato ad entrare a Sirte, considerato il nuovo focus della presenza russa in Libia e, pertanto, il luogo più pericoloso per la pace e la sicurezza della Libia.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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