La Turchia in Libia: i rischi e i benefici di un attacco contro Sirte

Pubblicato il 30 giugno 2020 alle 9:02 in Libia Turchia

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Nonostante le richieste internazionali di dichiarare un cessate il fuoco, le operazioni di Ankara suggeriscono che i suoi alleati in Libia, le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, stiano preparando un attacco contro Sirte e al-Jufra. 

Aguila Saleh, il capo del Parlamento di Tobruk, che appoggia l’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar, ha dichiarato, il 24 giugno, che avrebbero chiesto all’Egitto di intervenire militarmente in caso di un assalto contro Sirte. Il 20 giugno, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi aveva già affermato che Il Cairo aveva diritto, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, di avviare un’azione militare in Libia, al fine di proteggere i propri confini. In tale contesto, la Turchia deve valutare i rischi e benefici dell’attacco contro la regione orientale libica, nota come Cirenaica. Il quotidiano Al-Monitor fornisce un’analisi di tali fattori. 

In primo luogo, Sirte è la chiave per il controllo della regione della “mezzaluna” libica, che contribuisce al 60% delle esportazioni di petrolio del Paese. Nei pressi della città si trovano giacimenti petroliferi e strutture per il carico delle petroliere. Inoltre, tale area ha un importante valore militare, poichè consente di controllare la costa libica tra Tripoli, a Ovest, e Bengasi, a Est. La città di Al-Jufra, da parte sua, ospita una base aerea che è necessaria per dominare l’intero spazio aereo libico, oltre ad essere una rotta chiave che collega il Sud del Paese alla sua costa. Quindi, prendere al-Jufra significa avere un controllo su buona parte della Libia. Conquistare militarmente entrambe le città significherebbe dare una svolta importante al conflitto libico, in favore del GNA e della Turchia. 

La Cirenaica, controllata dal governo di Torbruk, si sta quindi preparando all’attacco. Secondo il comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM), almeno 14 aerei da guerra MiG-29 e Su-24, di fabbricazione russa, sono stati recentemente trasferiti ad al-Jufra. Alla base sono anche dispiegati sistemi di difesa aerea Pantsir, sempre di fabbricazione russa, e mercenari del gruppo Wagner, che fanno riferimento a Mosca. Tuttavia, rimane da capire se la Turchia incoraggerà i suoi alleati a marciare su Sirte e al-Jufra, nonostante la minaccia egiziana di intervento. A tale proposito, inoltre, è necessario citare il rischio che la Russia volti le spalle ad Ankara in Siria, dove la loro collaborazione è importante per il monitoraggio della situazione nella regione di confine di Idlib. Gli analisti, quindi, si interrogano sul fatto che la Turchia possa o meno avviare uno scontro militare convenzionale contro l’Egitto e la Russia in Libia, senza alimentare le tensioni militari con la Russia nel Nord della Siria.

La Libia è attualmente un Paese diviso a seguito di anni di instabilità, che è degenerata a partire dalla guerra civile, scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il dittatore Muammar Gheddafi è stato destituito. Tuttavia, la transizione democratica non è mai stata portata a termine. Oggi, i due principali schieramenti si stanno scontrando militarmente, grazie all’appoggio dei propri alleati internazionali. Da un lato, c’è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 e riconosciuto dall’Onu. Questo è sostenuto dall’Italia, dal Qatar e dalla Turchia. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui “uomo forte” è il generale Haftar, riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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