Austria e Turchia si accusano a vicenda per i fatti di Vienna

Pubblicato il 30 giugno 2020 alle 16:30 in Austria Turchia

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L’Austria e la Turchia si sono accusate a vicenda di aver risposto in modo inappropriato agli scontri tra manifestanti curdi e turchi scoppiati a Vienna, il 24 giugno. 

Le violenze sono iniziate quando un gruppo di cittadini turchi si è presentato ad un raduno di curdi a Vienna, il 24 giugno, scatenando una serie di scontri. Di conseguenza, il 25 e 26 giugno, circa 300 persone di origine curda hanno organizzato due manifestazioni, che sono state interrotte anche in questo caso dall’arrivo di gruppi di cittadini turchi che lanciavano pietre e fuochi d’artificio. In tale contesto, è importante ricordare che Vienna ha una grande minoranza etnica turca. Il cancelliere conservatore austriaco, Sebastian Kurz, tuttavia, è molto critico nei confronti del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. 

“Il ministro degli Esteri Alexander Schallenberg ha espresso all’ambasciatore turco la chiara aspettativa che egli contribuisca alla riduzione dell’escalation anziché versare benzina sul fuoco”, ha affermato il Ministero degli Esteri austriaco, dopo aver convocato l’ambasciatore, il 29 giugno. Da parte sua, il 28 giugno, il Ministero degli Esteri turco ha criticato con forza il modo in cui l’Austria ha gestito le proteste. Secondo Ankara, le manifestazioni curde erano state organizzate da gruppi legati ai militanti del Partito dei Lavoratori Curdi (PKK). “L’ambasciatore austriaco ad Ankara sarà invitato al Ministero e informato della nostra preoccupazione”, ha affermato, accusando le forze di sicurezza austriache di aver utilizzato un trattamento “troppo duro” contro i manifestanti turchi.

L’Austria ha dichiarato che solo l’intervento della polizia austriaca ha impedito che le violenze degenerassero e si è impegnata a scoprire chi si cela dietro gli scontri. La polizia ha effettuato 11 arresti e ha comunicato che 7 ufficiali sono rimasti feriti negli scontri, secondo quanto ha riferito poi il Ministero degli Interni di Vienna. “Descrivere i manifestanti come sostenitori delle organizzazioni terroristiche è qualcosa che rifiutiamo. Il ministro ha chiesto con urgenza che tali dichiarazioni vengano evitate in futuro”, ha affermato il Ministero degli Esteri austriaco, difendendo il diritto a protestare pacificamente. I militanti del PKK hanno intrapreso una lotta armata contro lo Stato turco dal 1984 in un conflitto che ha causato oltre 40.000 vittime. Il PKK è quindi considerato un gruppo terroristico da Turchia, Unione Europea e Stati Uniti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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