USA-Libia: la questione della smobilitazione delle milizie

Pubblicato il 29 giugno 2020 alle 14:40 in Libia USA e Canada

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Il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli potrebbe creare una “guardia nazionale”, per istituzionalizzare le milizie affiliate all’esecutivo, aggirando le richieste statunitensi di dissolvere tali gruppi armati. 

Secondo Arab Weekly, alcune personalità all’interno delle milizie stesse stanno sponsorizzando con grande entusiasmo l’iniziativa. Inoltre, la rivista cita un rapporto dell’intelligence francese che rivela che una società di consulenza turca per la Difesa, nota come SADAT, gestita dal generale di brigata Adnan Tanriverdi, ex consigliere del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha recentemente firmato un accordo con una società di sicurezza gestita da Fawzi Boukatif, membro della Fratellanza Musulmana libica, per l’addestramento di una possibile guardia nazionale di Tripoli. In tale contesto, invece, il Dipartimento di Stato degli USA ha insistito per lo smantellamento delle milizie e l’imposizione di sanzioni contro i gruppi armati che mettono a rischio una soluzione politica e diplomatica al conflitto libico. 

Il 24 giugno, una video conferenza tra rappresentanti statunitensi e autorità libiche si è concentrata proprio sul tema della smobilitazione delle milizie. Alla riunione hanno partecipato il ministro degli Interni del GNA, Fathi Bashagha, il vice assistente del Segretario di Stato per gli Affari del Maghreb e dell’Egitto, Henry Wooster, un alto funzionario per il Nord Africa e il Medio Oriente presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale, Miguel Correa, e un rappresentante del Comando Africano degli Stati Uniti (AFRICOM), Stephen de Meliano. A seguito della conferenza, Bashagha ha scritto in una serie di tweet, affermando che la controparte americana aveva “sottolineato la necessità di iniziare seriamente a smantellare le milizie , smobilitandole e reintegrandole in un’unica forza”. 

L’intenzione del GNA potrebbe essere quella di formare una “guardia nazionale”, come precedentemente suggerito dall’ex capo della missione delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler, per assorbire queste milizie e trasformarle in una forza militare formale e strutturata. Tale ipotesi è stata formulata per la prima volta nel maggio del 2016, quando il Consiglio Presidenziale del GNA annunciò che avrebbe istituito un tale organo sotto la supervisione del premier, Fayez al-Sarraj. La guardia nazionale avrebbe goduto dell’indipendenza finanziaria e amministrativa. La missione del corpo sarebbe quella di “garantire la sicurezza del governo e dello Stato”, oltre a proteggere gli obiettivi vitali nel Paese, compresi i confini terrestri, marittimi e aerei. Il progetto doveva rappresentare un risultato dell’accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015, ma non è mai riuscito a vedere la luce. Una serie di tensioni politiche interne ne hanno impedito l’attuazione.

L’8 febbraio 2017, il governo di Tripoli dell’epoca, guidato da Khalifa Al-Ghuwail, riprese la stessa idea e propose l’istituzione di una forza militare sotto il nome di “guardia nazionale”. A quel tempo, il comando di questo nuovo corpo militare doveva essere assegnato a Khaled al-Sharif, comandante militare di una delle milizie nota come Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG). Il progetto non fu attuato neanche in tale occasione, ma al-Sharif rimane un sostenitore del governo Sarraj e supporta l’iniziativa anche oggi. Alcuni quotidiani libici hanno rivelato che al-Sharif, che attualmente risiede nella città turca di Istanbul, ha visitato segretamente Tripoli, alla fine del mese di giugno, con un certo numero di ufficiali turchi. Questi avrebbero tenuto una serie di incontri con alcune figure di spicco delle milizie armate libiche, nel tentativo di rilanciare l’idea di formare una “guardia nazionale” che sarebbe indipendente dalle istituzioni militari libiche. 

La Libia è attualmente un Paese diviso a seguito di anni di instabilità, che è degenerata a partire dalla guerra civile, scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il dittatore Muammar Gheddafi è stato destituito. Tuttavia, la transizione democratica non è mai stata portata a termine. Nel contesto libico, esistono oggi due principali schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, il cui “uomo forte” è il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.          

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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