Tentato rapimento di Maduro: Venezuela accusa la Spagna

Pubblicato il 29 giugno 2020 alle 11:42 in Spagna Venezuela

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Il governo del Venezuela accusa la Spagna di essere dietro il tentato rapimento del presidente Nicolás Maduro dello scorso 3 maggio. I cospiratori, guidati da due membri della compagnia americana di sicurezza privata Silvercorp che erano stati assunti da uomini vicini al leader dell’opposizione Juan Guaidó, stavano progettando di rapire il presidente Nicolás Maduro e portarlo negli Stati Uniti. Il raid è stato contrastato dai militari venezuelani nelle sue prime fasi.

Il Venezuela si è lamentato del fatto che l’edificio dell’ambasciata spagnola a Caracas sarebbe stato la base da cui pianificare il rapimento – fallito – del presidente Maduro, che secondo quanto ha ammesso Juan José Rodón, stratega politico di Guaidó, in un’intervista, è stato organizzato dalle forze di opposizione del Paese. Rodón ha anche dichiarato di non aver alcun problema a riconoscere di aver finanziato l’operazione, in quanto parte della “lotta per la liberazione del Venezuela dalla dittatura chavista”.

Rivolgendosi alla nazione in televisione, il ministro della Comunicazione e dell’Informazione Jorge Rodríguez ha accusato la Spagna di nascondere e proteggere politici dell’opposizione e di avallare i loro piani di omicidio di funzionari venezuelani.

“Il governo spagnolo è a conoscenza del fatto che Leopoldo López continua a fare videoconferenze con l’unico scopo di discutere i suoi piani per assassinare il presidente Nicolás Maduro? Il governo spagnolo ha qualcosa da dire al riguardo?” – ha chiesto Rodríguez durante un intervento televisivo.

Il ministro ha anche affermato di aver invitato l’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e di sicurezza, l’ex ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell, a parlare in merito alla questione di uno dei paesi membri che ha fornito la sua ambasciata a coloro che complottano i crimini contro il Venezuela. Rodríguez ha ricordato che “mai il Venezuela avrebbe prestato una sua sede diplomatica per azioni simili in un Paese UE”.

Leopoldo López, fondatore dei partiti politici Primero Justicia e Voluntad Popular, è rifugiato nell’ambasciata spagnola a Caracas dal maggio 2019, dopo il fallimento di un colpo di stato militare organizzato dall’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó per rovesciare Nicolas Maduro. Quando fu liberato nelle prime ore del golpe, il 30 aprile 2019, López stava scontando una pena detentiva a 14 anni di carcere. Si trovava ai domiciliari dall’agosto 2017, dopo oltre tre anni di carcere. Riconosciuto colpevole dalla magistratura venezuelana del reato di incitamento alla violenza nelle proteste che hanno scosso il Venezuela nel 2014, proteste in cui sono morte 43 persone, López era considerato dalla comunità internazionale un prigioniero politico.

L’esercito venezuelano ha contrastato il 3 maggio scorso un tentativo di incursione navale da parte di mercenari pesantemente armati in arrivo nello stato di La Guaira dalla costa della Colombia. I mercenari avevano pianificato di rovesciare Nicolás Maduro occupando l’aeroporto di Caracas, rapendo il presidente e portandolo fuori dal paese, presumibilmente negli Stati Uniti. La responsabilità di López nel piano è stata dimostrata da un’inchiesta del Wall Street Journal.

Due dei mercenari detenuti – Luke Denman e Airan Berry, entrambi cittadini statunitensi – si sono rivelati dipendenti della società americana di sicurezza privata Silvercorp. Entrambi hanno confermato di essere stati arruolati per dar vita a un gruppo di cospiratori col fine di rapire Maduro e che la compagnia è stata assunta da politici vicini a Juan Guaidó.

Il presidente Nicolás Maduro ha accusato personalmente gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump di essere le menti dietro i piani per rovesciarlo. Le accuse sono state smentite dal Dipartimento di Stato americano.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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