ONU: l’annessione della Cisgiordania avrà “conseguenze disastrose”

Pubblicato il 29 giugno 2020 alle 19:58 in Israele Palestina

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L’obiettivo di Israele di annettere parti della Cisgiordania è chiaramente “illegale”, secondo quanto ha riferito l’alta commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, avvertendo che le conseguenze saranno “disastrose”.

Israele intende avviare i propri piani per annettere alcuni insediamenti in Cisgiordania e parti della strategica Valle del Giordano, per un totale di circa il 30% della regione, a partire dal primo luglio. A tale proposito, l’alta commissaria dell’ONU, Michelle Bachelet, si è rivolta direttamente al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, chiedendogli di fare un passo indietro. “L’annessione è illegale. Fine”, ha riferito in una nota la Bachelet. “Qualsiasi annessione. Che si tratti del 30% della Cisgiordania, o del 5%”, ha aggiunto. Inoltre, la commissaria ha esortato Israele ad “ascoltare i propri ex alti funzionari e generali, nonché la moltitudine di voci in tutto il mondo, che avvertono il governo di non procedere su questa pericolosa strada”.

Bachelet ha esortato Israele a cambiare rotta, avvertendo che “le onde d’urto dell’annessione dureranno per decenni e saranno estremamente dannose per Israele e per i palestinesi”. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il 24 giugno, ha esortato il premier israeliano ad abbandonare il piano di annessione, in quanto si tratterebbe di una “grave violazione del Diritto internazionale”. Il piano di Netanyahu è stato appoggiato dal suo ex-rivale Benny Gantz, entrambi a capo di un governo di unità nazionale dal 17 maggio, che prevede l’alternanza alla guida dell’esecutivo ogni 18 mesi. Tuttavia, Gantz, leader del partito Blue and White, avrebbe espresso riserve. In particolare, Blue and White non concorda su alcune modalità di attuazione e sulla mancanza di un dialogo con la parte palestinese, timoroso che un tale approccio possa danneggiare gli interessi stessi di Israele. 

Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele qualsiasi futura annessione o la renderebbe comunque illegale. Dal canto suo, la popolazione palestinese cerca una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclama la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele a seguito della guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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