Libia: Haftar mobilita mercenari per la battaglia di Sirte

Pubblicato il 29 giugno 2020 alle 12:53 in Africa Libia

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Le forze del generale Khalifa Haftar hanno inviato migliaia di mercenari stranieri a combattere in una battaglia incombente per la città di Sirte, di grande importanza strategica nello scacchiere libico.

Fonti locali della città di Kufra, nella Libia sud-orientale, hanno riferito ad Al Jazeera che numerosi convogli di combattenti stranieri domenica hanno attraversato la città di Ajdabiya, che si trova sulla strada tra Bengasi e Sirte.

Le forze alleate di Haftar hanno pubblicato un video che mostra i rinforzi militari dispiegati da Bengasi, dove si trovano le forze orientali, verso Sirte, 570 km a ovest del capoluogo della Cirenaica.  I rinforzi sarebbero composti da combattenti sudanesi e ciadiani, oltre a più di 3000 mercenari russi, secondo le fonti citate dall’emittente qatariota.

Il governo di accordo nazionale (GNA), riconosciuto dalle Nazioni Unite, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj, ha annunciato che era determinato a porre fine “all’occupazione” delle città di Sirte e Jufra da parte di combattenti stranieri.

Sirte è l’ultimo insediamento importante prima del confine tradizionale tra ovest e est della Libia, tra Tripolitania e Cirenaica, oltre ad essere la città natale di Muhammar Gheddafi.

Le forze del Paese nordafricano dell’Esercito nazionale libico (LNA) del generale Haftar hanno conquistato Sirte lo scorso 8 gennaio quando la milizia locale che dominava la città, fino a quel momento alleata del GNA, ha cambiato alleanza, schierandosi a fianco dell’Esercito nazionale.

A pochi chilometri da Sirte, si trovano i principali porti di esportazione di petrolio della Paese nordafricano, la risorsa strategica più importante attualmente in mano alle forze di Haftar.

Il premier del governo di Tripoli Al-Sarraj ha ribadito le richieste di una commissione investigatrice della Corte penale internazionale per indagare su presunti crimini di guerra da parte delle forze di Haftar, affermando che “l’impunità ha incoraggiato i combattenti a commettere i crimini più barbari”.

Un portavoce dell’esercito del GNA ha dichiarato lo scorso sabato 27 giugno che “Sirte è diventato il posto più pericoloso in Libia da quando è diventata centro di aggregazione per i mercenari della compagnia russa Wagner”, che ha definito “una banda criminale”. La “liberazione” di Sirte e Jufra è diventata “più urgente che mai” – ha aggiunto.

Il Cremlino ha sempre negato la presenza di mercenari russi in Libia e affermato che le armi russe in possesso di Haftar sono state vendute da paesi terzi, quali Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

La richiesta di una commissione del Tribunale dell’Aia è stata ribadita da Kamal al-Siwi, presidente dell’Autorità generale libica per la ricerca e l’identificazione delle persone scomparse, che ha annunciato che il numero totale di corpi scoperti sepolti in fosse comuni nell’area della città di Tarhuna è aumentato a 19 da quando sono iniziate le ricerche il 5 giugno. Tarhuna, 90 km a sud della capitale Tripoli, è stata l’ultima roccaforte della Libia occidentale controllata da milizie fedeli a Haftar prima di essere riconquistata lo scorso 3 giugno dalle forze del GNA.

Già a marzo, le Nazioni Unite avevano dichiarato di aver ricevuto notizie di centinaia di sparizioni forzate, torture, uccisioni e sfollamenti di intere famiglie a Tarhuna ad opera dei combattenti di Haftar. Le autorità libiche hanno annunciato all’inizio di questo mese che erano in corso sforzi internazionali per istituire un comitato d’inchiesta per indagare sulle violazioni dei gruppi alleati di Haftar, incluso l’impianto di mine antiuomo e lo scavo di fosse comuni vicino alla capitale Tripoli e a Tarhuna.

Nelle ultime settimane, il Governo di Accordo Nazionale, con il sostegno della Turchia, ha lanciato un’offensiva su vasta scala, costringendo le forze di Haftar a ritirarsi in Cirenaica, dopo aver ripreso il controllo su Tripoli, che era assediata dall’aprile 2019, e Tarhuna, oltre ad altre posizioni strategiche, tra cui la base aerea di al-Watiya.

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Italo Cosentino, interprete

 

di Redazione

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