UE: primo aumento delle richieste di asilo dal 2015

Pubblicato il 28 giugno 2020 alle 7:27 in Europa Immigrazione

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Secondo quanto emerso dal rapporto annuale dell’Agenzia UE per l’asilo (Easo), nel 2019 le richieste di asilo nell’Unione europea sono aumentate per la prima volta dal 2015, registrando un incremento dell’11% rispetto al 2018. Su un totale di oltre 740.000 domande presentate, la maggior parte si è concentrata in Germania (165.615), Francia (128.940), Spagna (117.795), Grecia (77.275) e Regno Unito (44.835). Per la prima volta in 5 anni, l’Italia non figura più tra i primi 5 Paesi di accoglienza. Scalzata da Londra, Roma si posiziona al sesto posto nel bilancio finale sul 2019, con un totale di 43.770 richieste di asilo, 27% in meno rispetto al 2018.

Per l’Easo, l’aumento delle domande di asilo nell’Unione si spiega in parte con il boom di richieste provenienti da Venezuela e altri Paesi dell’America Latina. I venezuelani, con circa 46.000 richieste, si posizionano al terzo posto tra le nazionalità che hanno presentato il maggior numero di domande nell’UE. L’aumento è significativo rispetto al 2018, con un +103% registrato nel 2019. In testa alla classifica delle nazionalità, prima dei venezuelani, si confermano i siriani, che hanno presentato circa 80.000 domande, e infine gli afghani, con almeno 61.000 richieste di asilo.

La maggior parte dei cittadini provenienti dall’America Latina si è rivolto alla Spagna, dove le domande sono aumentate di oltre il 100% rispetto al 2018. Secondo quanto spiegato dall’Agenzia UE per l’asilo, “spesso la lingua e i rapporti culturali possono svolgere un ruolo nella scelta del Paese in cui presentare domanda” e questa sicuramente rappresenta una delle ragioni del boom registrato quest’anno per quanto riguarda le richieste presentate a Madrid.

Nel contesto delle altre tendenze migratorie da tenere d’occhio, l’Easo ha riscontrato che oltre un quarto delle domande complessive presentate, ovvero circa 188.500, arriva dai cittadini dei Paesi dispensati dall’obbligo di visto nell’area Schengen. Si tratta, ad esempio, del caso dei Balcani occidentali e dei Paesi del partenariato orientale, tra cui l’Ucraina. 

Per quanto riguarda il monitoraggio dellimmigrazione irregolare, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), 227 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno, un numero in leggera discesa rispetto alle 358 dello stesso periodo del 2019. Nonostante la pandemia, come notato dall’agenzia, i migranti continuano a fuggire dalla Libia per raggiungere l’Europa. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani criticano aspramente la pratica di ricondurre nel Paese nordafricano quelli che vengono soccorsi al largo delle sue acque, sostenendo che nei centri di detenzione libici i migranti sono costretti ad affrontare gravi maltrattamenti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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