L’Iran ha in progetto una base permanente nell’Oceano Indiano

Pubblicato il 28 giugno 2020 alle 7:00 in Iran Medio Oriente

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Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver progettato la costruzione di una base permanente nell’Oceano Indiano.

L’annuncio risale al 22 giugno e il piano dovrebbe essere completato entro il mese di marzo 2021, secondo quanto riportato dal settimanale al-Arab. In particolare, è stato il comandante della Marina dell’IRCG, l’ammiraglio Alireza Tangsiri, a riferire che l’Ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran, ha assegnato alle guardie iraniane il compito di controllare un’area marittima distante dai territori iraniani. Questo accade dopo che, come specificato da Tangsiri, in passato navi straniere e atti di pirateria hanno talvolta ostacolato la navigazione di pescherecci e imbarcazioni di Teheran, mentre navigavano nelle acque meridionali. Ora, “grazie alla forte presenza nel Mare dell’Oman e nell’Oceano Indiano, l’IRGC non consentirà più violazioni simili”, ha aggiunto l’ammiraglio Tangsiri, precisando che l’obiettivo della base sarà soprattutto garantire la sicurezza all’ingresso dell’Oceano Indiano.

Secondo quanto specificato dal settimanale, l’attenzione dell’Iran sull’Oceano Indiano rientra in un quadro più ampio che vede Teheran desideroso di espandersi in alcune regioni e Paesi confinanti, essenziali per il controllo delle rotte commerciali marittime. Attraverso il braccio armato dell’IRGC, l’Iran starebbe provando a svolgere un ruolo che va oltre la sua portata a livello geopolitico. Per fare ciò, a detta di al-Arab, il Paese ha dispiegato nel tempo forze di dimensioni ridotte nelle acque territoriali internazionali, soprattutto al largo delle zone economiche appartenenti agli Stati del Golfo Arabo. Non da ultimo, attraverso l’annuncio della nuova base permanente, l’Iran sembra sperare di esercitare ulteriori pressioni su Washington e sui suoi alleati regionali, anche in risposta alle sanzioni statunitensi e al Caesar Act, la legislazione elaborata dagli Stati Uniti che sanziona il regime siriano, entrata in vigore il 17 giugno scorso.

Allo stesso tempo, l’Iran rischia di alimentare un’escalation nella regione del Golfo, in un momento in cui diversi Paesi stanno cercando rotte alternative per le proprie esportazioni di petrolio, nel tentativo di aggirare la minaccia iraniana nel Golfo di Oman e nello Stretto di Hormuz, canale di passaggio di circa il 20% del commercio mondiale di risorse petrolifere e sede di molteplici esercitazioni da parte iraniana. In tale quadro, il 18 giugno, le forze di Teheran hanno riferito di aver testato nuovi missili da crociera nel corso di un’esercitazione effettuata nel Nord dell’Oceano Indiano, nei pressi del Golfo di Oman. Si è trattato di una nuova generazione di missili da crociera con un raggio pari a 280 km, la cui gittata potrebbe essere ulteriormente estesa, secondo quanto riportato dai media di Teheran.

Quest’ultima ha più volte ribadito che il proprio Paese non consentirà la presenza di navi da guerra straniere nel Golfo e le forze statunitensi sono state esortate a ritirarsi da tale area, in quanto la loro presenza, oltre ad essere pericolosa, è illegale e rappresenta una fonte di instabilità. Tuttavia, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, il 26 aprile, ha dichiarato che l’Iran “sta monitorando da vicino” gli statunitensi presenti nella regione e sta seguendo le loro attività, ma non intraprenderà mai un conflitto e non sarà Teheran la fonte di tensione nella regione.

I rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da crescenti tensioni, acuitesi dapprima con il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018, e poi con l’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. L’apice è stato raggiunto con l’uccisione del capo del generale iraniano a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e di Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare, deceduti il 3 gennaio a seguito di un raid aereo ordinato da Donald Trump contro l’aeroporto di Baghdad.

Uno degli ultimi episodi di tensione verificatosi nella regione risale al 15 aprile, quando 11 imbarcazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica si sono ripetutamente avvicinate ad una flotta di navi da guerra statunitense nel Golfo Persico. Per Washington si è trattato di una mossa “pericolosa e provocatoria”, mentre per le milizie iraniane sono le operazioni degli USA a costituire una minaccia per la sicurezza di Teheran e, pertanto, si sono dette pronte a rispondere con forza in caso di “errori strategici”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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