Libia: ribadita la determinazione del GNA a prendere Sirte e Al-Jufra

Pubblicato il 28 giugno 2020 alle 13:10 in Italia Libia

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Il portavoce dell’esercito del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Mohammed Qanunu, ha affermato la necessità di liberare la città di Sirte e la base aerea di Al-Jufra dai mercenari russi della compagnia Wagner, ritenuti un gruppo criminale, ribadendo la determinazione del governo Tripoli a procedere con tale operazione. A tal proposito, il 27 giugno, il rappresentante del GNA presso le Nazioni Unite, Taher M. El-Sonni, ha rivolto un appello agli USA e all’Unione Europea affinché impongano sanzioni sulla presenza di mercenari in Libia e sulle attività di altri attori esterni nel conflitto, visto che l’Onu stessa non è riuscita a far rispettare le proprie risoluzioni. Nella medesima giornata, il presidente e premier del GNA, Fayez Al-Sarraj, si è poi recato a Roma per incontrare il premier italiano, Giuseppe Conte, per parlare degli ultimi sviluppi del conflitto in Libia e del ritorno delle aziende italiane nel Paese nordafricano.

In un comunicato stampa dell’Operazione Vulcano di Rabbia dell’esercito del LNA, Qanunu ha affermato che essendo Sirte il nuovo focus della presenza russa in Libia, la città è diventata il luogo più pericoloso per la pace e la sicurezza del Paese, mentre al-Jufra è passata dall’essere una base aerea all’essere un centro di controllo della compagnia Wagner sui giacimenti petroliferi a Sud della Libia. Per tali ragioni, il GNA si è detto determinato a salvare entrambi i luoghi sia attraverso mezzi pacifici, sia militari, sfidano le minacce egiziane . Lo scorso 21 giugno, il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva minacciato l’intervento del proprio esercito nel conflitto libico se il GNA dovesse oltrepassare la “linea rossa” rappresentata da Sirte e al-Jufra, ottenendo il sostegno dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti (EAU). Insieme a Mosca, Amman e Parigi, Il Cairo, Riad e Abu Dhabi sono alleati del LNA, guidato dal generale, Khalifa Haftar.

Oltre a Qanunu, anche El-Sonni ha protestato contro la presenza russa in Libia, dopo che, il 26 giugno, la compagnia petrolifera libica National Oil Corporation (NOC) aveva denunciato l’ingresso armato dei mercenari russi e di altri combattenti stranieri nel giacimento di petrolio di El Sharara, situato nel deserto di Murzuq, nel Sud-Ovest della Libia,  e che da solo realizza 1/3 dell’estrazione petrolifera del Paese. Dal suo account Twitter, El-Sonni ha dichiarato che dato il fallimento dell’Onu nel sanzionare individui e mercenari come il gruppo Wagner e Haftar per aver violato tutte le sue risoluzioni, l’UE e gli USA dovrebbero congelare i beni di tutte le organizzazioni terroristiche e far rispondere delle proprie azioni coloro che li finanziano. Anche l’ambasciata americana in Libia aveva condannato l’occupazione di El Sharara, additandola come un inedito attacco al settore energetico libico.  

Il sostegno straniero alle parti in lotta nel Paese nordafricano sarebbe proibito dalla Risoluzione Onu 2510, approvata lo scorso 12 febbraio. Con essa, gli Stati membri si sono impegnati a non a non interferire nel conflitto libico e a non adottare alcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011.  Mosca è accusata di aver inviato mercenari della società di sicurezza privata russa Wagner a sostegno di Haftar, i quali avrebbero rivestito un ruolo fondamentale nell’offensiva contro Tripoli, lanciata dal LNA lo scorso 4 aprile 2019 e conclusasi il 4 giugno dell’anno successivo, con la vittoria del GNA grazie al sostegno militare turco. Mosca ha smentito più volte l’invio dei mercenari, e il 12 giugno scorso, è stato lo stesso vice ministro degli Esteri russo, Michail Bogdanov, ad etichettare i dati su cui si basano le accuse falsi e manipolati.

Contemporaneamente alle dichiarazioni dei due rappresentanti del GNA, il suo leader Al-Sarraj ha incontrato il premier dell’esecutivo italiano, a tre giorni di distanza dalla visita del ministro degli Esteri di Roma, Luigi Di Maio, in Libia, del 24 giugno. Conte e Al-Sarraj hanno affermato che una soluzione permanente in Libia non può basarsi sull’azione militare e hanno riaffermato l’impegno congiunto all’avvio del processo politico di stabilizzazione della Libia, in linea con le decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e della Conferenza di Berlino, del 19 febbraio scorso. Il governo italiano e il GNA hanno poi stabilito la creazione di una commissione di monitoraggio delle attività delle compagnie italiane in Libia e hanno riconfermato le operazioni di bonifica dalle mine nei dintorni di Tripoli, a cui partecipa la missione italiana bilaterale di assistenza e supporto in Libia, MIASIT, annunciato il precedente 14 giugno. Il governo di Al-Sarraj è riconosciuto dall’Onu ed è appoggiato da Italia, Qatar e Turchia, la quale ha fornito al suo esercito un determinante sostegno militare.

La Libia che dispone delle maggiori riserve di greggio del continente africano è teatro di una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, nella guerra civile libica, si combattono il governo di Tripoli o GNA e il governo di Tobruk del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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