Ricompense russe ai talebani per uccidere soldati occidentali

Pubblicato il 27 giugno 2020 alle 18:30 in Russia USA e Canada

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L’ambasciata russa a Washington ha negato le accuse apparse sul New York Times il giorno precedente, in base alle quali Mosca avrebbe offerto ai talebani delle ricompense per uccidere soldati occidentali in Afghanistan, il 27 giugno. Per l’ambasciata il giornale avrebbe inventato la storia in assenza di un vero motivo per attaccare la Russia. La rappresentanza del Cremlino ha riferito inoltre che il personale dell’ambasciata russa negli Usa e nel Regno Unito avrebbe già ricevuto minacce a causa del report e ha chiesto alle autorità americane competenti di intervenire.

Il 26 giugno, il New York Times ha rivelato che, stando a fonti dell’intelligence americana rimaste anonime, un’unità dell’intelligence dell’esercito russo avrebbe occultamente offerto ricompense a gruppi legati alle milizie talebane in Afghanistan per uccidere i militari della coalizione internazionale presente nel paese, inclusi quelli americani. Nel 2019, sono stati 20 i cittadini statunitensi uccisi nel Paese asiatico e, nel 2020, 4, tuttavia non è chiaro quali di queste morti sarebbero legate all’interferenza russa. I fatti sarebbero avvenuti durante i dialoghi per il processo di pacificazione afghano, guidati dagli USA.

Secondo le fonti del New York Times, le informazioni fornite in merito alla scelta degli obiettivi e allo scambio di denaro sarebbero emerse durante interrogatori a militanti e criminali afghani e le unità russe coinvolte sarebbero le stesse legate a tentati omicidi e operazioni segrete in Europa, il cui fine ultimo sarebbe quello di destabilizzare l’occidente o vendicarsi dei traditori. Tuttavia, mentre i funzionari dell’intelligence hanno dichiarato di essere sicuri del coinvolgimento di Mosca, lo stesso non possono affermare per quanto riguarda chi e a quale livello all’interno delle autorità russe abbia commissionato i talebani.

Se tali informazioni venissero confermate ufficialmente, si tratterebbe del primo caso in cui un’unità di spionaggio russa sarebbe colpevole di aver orchestrato l’uccisione di truppe occidentali. Inoltre, si tratterebbe di una significativa escalation russa sia nel supporto ai talebani, di cui la accusano gli USA e il governo afghano, sia nella così detta “guerra ibrida” che Mosca starebbe combattendo contro Washington. Con tale termine si fa riferimento ad una strategia di destabilizzazione del nemico per mezzo di elementi combinati come cyber attacchi, diffusione di notizie false e operazioni militari negabili eseguite sotto copertura.  

Stando al New York Times, lo scorso marzo, i risultati della ricerca dell’intelligence americana sono stati riferiti al presidente, Donald Trump, e al Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. In tale occasione, sarebbero state vagliate molteplici opzioni tra cui rivolgere un reclamo diplomatico a Mosca chiedendole di interrompere la pratica e imporre un crescente numero di sanzioni. Tuttavia, tutte queste informazioni sono rimaste segrete fino alla settimana iniziata lo scorso 22 giugno, quando le comunicazioni a riguardo sono aumentate ed è stato informato anche il governo del Regno Unito.  Il New York Times ha sottolineato che, a dispetto dei consigli di intraprendere una politica più aggressiva contro Mosca da parte di alcuni dei suoi più fidati collaboratori, tra i quali il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, Trump ha adottato una posizione accomodante nei confronti della Russia.

Il portavoce del presidente russo, Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha affermato che il Cremlino non è stato informato circa tali accuse, a cui potrebbe rispondere se qualcuno le avanzasse. Allo stesso modo, un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha negato qualsiasi tipo di relazione tra le proprie milizie e agenzie di intelligence di qualsiasi natura, aggiungendo che il report è un mero tentativo di diffamazione nei confronti dei talebani, visto che dopo gli accordi raggiunti con gli americani, questi ultimi non sono più tra le mire dei loro attacchi.

Lo scorso 29 febbraio, gli Stati Uniti e i talebani hanno siglato un accordo a Doha, in Qatar, per la riduzione della presenza militare americana nel Paese e per la mediazione di Washington in un processo di pacificazione interno tra i talebani e il governo di Kabul. Il ritiro delle forze armate statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno tra gli obiettivi principali della politica estera del presidente Trump. Le truppe americane hanno condotto nel Paese due missioni, una insieme alla NATO nota come “Resolute Support”, iniziata nel 2003 e volta all’addestramento e al sostegno delle truppe afghane e una indipendente di lotta al terrorismo, nota come “Sentinella della libertà”.

L’Afghanistan è soggetto ad instabilità e lotte interne da molti anni. Dopo la fine del dominio dell’Unione Sovietica nel Paese, durato dal 1979 al 1989, nel 1996 i talebani avevano assunto il controllo di gran parte del Paese, dopo una lunga guerra civile con altri gruppi armati. L’allora governo di Kabul era appoggiato dai talebani ma nel 2001 un intervento americano lo aveva ribaltato. Gli USA avevano accusato le autorità afgane di aver fornito asilo ad Al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001 e da allora le truppe statunitensi sono state attive nel Paese, relegando i talebani in alcune roccaforti ed estromettendoli dalla gestione del governo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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