Kenya, coronavirus: proteste represse nel sangue, 3 morti

Pubblicato il 27 giugno 2020 alle 7:23 in Africa Kenya

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La polizia keniota ha ucciso tre persone mentre sparava contro una folla di tassisti in motocicletta che protestavano contro l’arresto di un loro collega accusato di aver infranto le restrizioni anti-coronavirus. Gli scontri sono avvenuti nella città occidentale di Lesos e vanno avanti da giovedì 25 giugno.

“Ho ordinato l’arresto degli ufficiali coinvolti nella sparatoria e ci rammarichiamo per la perdita di queste vite”, ha affermato l’ispettore generale della polizia, Hillary Mutyambai. “Verrà condotta un’indagine approfondita e saranno intraprese azioni concrete. I responsabili devono affrontare la legge”, ha aggiunto.

Secondo una dichiarazione della polizia, i primi colpi sparati dalle forze dellordine hanno ucciso un uomo di 40 anni. Gli agenti sarebbero intervenuti dopo che la folla di tassisti ha aggredito uno degli ufficiali. Altre due persone, invece, sono state uccise a colpi di arma da fuoco, dopo che la folla ha seguito gli agenti kenioti fino alla stazione di polizia.

Il caso, che è stato deferito all’Autorità indipendente di controllo della polizia (IPOA), è emerso in un momento in cui la polizia keniota si ritrova ad affrontare critiche crescenti di utilizzo eccessivo della forza e presunte uccisioni illegali, specialmente nei quartieri poveri. A inizio settimana, un poliziotto keniota è stato accusato dell’omicidio di un ragazzo di 13 anni mentre era in servizio per eseguire l’ordine del coprifuoco imposto dal governo. L’agente è Duncan Ndiema Ndiwa. Luomo, accusato di aver sparato al tredicenne Yassin Hussein Moyo, il 30 marzo, mentre si trovava sul balcone di casa insieme ai genitori, ha negato tutte le accuse, martedì 23 giugno.

La morte di Moyo ha causato proteste diffuse in tutto il Kenya, dove i cittadini hanno chiesto a gran voce la fine delle brutalità commesse dalla polizia. Nelle ultime settimane, centinaia di persone hanno manifestato in segno di solidarietà con coloro che sarebbero stati uccisi dalla polizia, nonché per l’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti. Gli attivisti per i diritti umani sostengono che 19 persone, tra cui Moyo, tutte provenienti da zone a basso reddito, sono morte in seguito alla repressione attuata dalla polizia per far rispettare il coprifuoco. Ad aprile, lONG Human Rights Watch aveva accusato la polizia keniota di imporre il coprifuoco “in modo caotico e violento, fin dall’inizio del lockdown”, a volte maltrattando, picchiando o usando gas lacrimogeni contro le persone per costringerle a lasciare le strade.

Il ministro degli Interni, Fred Matiangi, ha criticato, il 5 giugno, gli eccessi della polizia, ma ha altresì specificato che bisogna fare attenzione nel “dipingere l’intero servizio con lo stesso pennello”, ha riportato il suo ufficio in una nota. “Abbiamo delle sfide da affrontare all’interno delle nostre forze dell’ordine e tutti dobbiamo sollevarci e iniziare a gestire questi problemi collettivamente invece di creare uno stigma attorno alla polizia”, ha dichiarato Matiangi. Nel frattempo, secondo il Ministero, il procuratore capo del Paese, Noordin Haji, ha formato un’unità specializzata per gestire rapidamente i casi di violenza della polizia e sta lavorando attualmente su 171 incidenti, 81 dei quali sono in tribunale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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