Kashmir: scontri a fuoco tra separatisti e paramilitari indiani

Pubblicato il 27 giugno 2020 alle 7:12 in India Pakistan

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Almeno 5 persone, tra cui un bambino di 6 anni, sono decedute nella regione del Kashmir amministrata dall’India, a seguito di due scontri a fuoco tra ribelli indipendentisti e paramilitari indiani.

Il bambino era su un’auto che è stata colpita dal fuoco tra i ribelli e i paramilitari indiani vicino alla città di Bijbehara, secondo quanto ha riferito un agente di polizia, il 26 giugno. “Il ragazzo e un soldato sono rimasti feriti durante la sparatoria ed entrambi sono poi morti in ospedale”, ha dichiarato l’ufficiale, che ha chiesto di non essere nominato. Anche 3 ribelli sono stati uccisi in uno scontro a fuoco separato a Chewa, vicino alla città principale della regione, Srinagar. La sparatoria è durata circa 20 ore, secondo il portavoce dell’esercito indiano, il colonnello Rajesh Kalia.

L’episodio arriva dopo che almeno 11 combattenti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza indiane nell’arco di 3 giorni in alcuni incidenti separati. Da quando è stato imposto il blocco a livello nazionale per il coronavirus, Nuova Delhi ha intensificato le operazioni militari nel Kashmir, con almeno 33 combattenti separatisti uccisi nel solo mese di giugno. Più di 100 combattenti sono stati uccisi durante tutto il 2020, secondo la polizia. A tale proposito, il 17 giugno, il Ministero degli Esteri del Pakistan ha convocato Gaurav Ahluwalia, rappresentante dell’Alta Commissione Indiana a Islamabad, per presentare la sua “forte protesta” contro le ultime violenze nella regione. 

Il Kashmir è un’area a maggioranza musulmana, contesa tra l’India e il Pakistan. La zona è da decenni teatro di scontri, ma, a partire da agosto 2019, le tensioni si sono fatte sempre più accesse. In particolare, il 5 agosto scorso, il governo di Nuova Delhi ha deciso di abolire lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza, e ne ha ritirato l’autonomia dividendola in territori amministrati dall’India. Fino ad allora, la regione aveva avuto autonomia su tutte le questioni interne tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e dopo il blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste, con i manifestanti che lanciavano pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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