Israele: tensioni nella Striscia di Gaza con Hamas

Pubblicato il 27 giugno 2020 alle 10:58 in Israele Medio Oriente

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Hamas,  ufficialmente il Movimento Islamico di Resistenza, ha dichiarato che i raid aerei dell’esercito israeliano contro la Striscia di Gaza del giorno precedente sono stati un’estensione dell’aggressione di Israele contro i palestinesi di Gerusalemme e della Cisgiordania e che sono serviti solamente ad aumentare la propria risolutezza  nell’opporsi ai piani di annessione del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 27 giugno.  L’operazione dell’aviazione israeliana è avvenuta nella sera del 26 giugno  in risposta ad un attacco missilistico di Hamas della stessa giornata. L’esercito di Israele ha bombardato alcuni territori della Striscia di Gaza, distruggendo un laboratorio di armi e missili di Hamas, e ha dichiarato che tale organizzazione , considerata un gruppo terroristico da molti Paesi, “pagherà le conseguenze dei suoi attacchi contro Israele”.

Il 26 giugno, il Movimento Islamico di Resistenza aveva lanciato due missili verso l’area di Sderot, nel Distretto Meridionale di Israele, a un km dalla Striscia di Gaza, dove detiene il potere. L’attacco non aveva provocato né vittime né danni nella zona colpita ed era giunto in seguito all’avvertimento del giorno precedente rivoltoda Hamas al primo ministro israeliano, in base al quale i suoi piani di annessione sarebbero stati “una dichiarazione di guerra”. 

Il prossimo primo luglio è la data fissata da Netanyahu per annettere alcuni territori della Cisgiordania in cui sono presenti insediamenti israeliani, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, corrispondenti a circa il 30% dell’intera Cisgiordania. In aggiunta a tali piani, lo scorso 7 giugno, il premier in carica aveva poi annunciato che, dopo l’annessione, il governo di Israele non avrebbe approvato l’istituzione di uno Stato palestinese. Netanyahu è premier di un governo d’emergenza istituito in seguito ad un accordo siglato con il suo ormai ex-rivale Benny Gantz con il quale si alternerà alla guida dell’esecutivo dopo diciotto mesi. 

Anche Gantz si è espresso in favore dei progetti di annessione di Netanyahu ma ha dichiarato necessaria la previa autorizzazione degli USA e della comunità internazionale a procedere. A tal proposito, il 24 giugno, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva esortato Netanyahu ad abbandonare il proprio piano di annessione, in quanto si tratterebbe di una “grave violazione del Diritto internazionale”. L’Onu e l’Unione Europea (UE) ritengono che tale mossa potrebbe minacciare il raggiungimento di un accordo di pace israelo-palestinese, mentre molti Paesi arabi hanno dichiarato che potrebbe inficiare la sicurezza dell’intera regione.

Al contrario, l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, aveva già appoggiato i progetti del leader israeliano, presentando il Piano di Pace per il Medio Oriente, lo scorso 28 gennaio. Questo garantirebbe ad Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, che sarebbe poi riconosciuta come sua capitale, e la sovranità sui propri insediamenti negli attuali territori palestinesi, che riguardano sia la Cisgiordania sia Gaza. Tale configurazione è stata respinta in toto dall’Autorità Palestinese e condannata anche da Hamas che ha invocato alla solidarietà tra i palestinesi, nonostante le divergenze esistenti. L’organizzazione aveva assunto il controllo di Gaza nel 2007, dopo aver sconfitto le forze fedeli al presidente palestinese, Mahmoud Abbas, in seguito alla vittoria elettorale del 2006. 

Da parte loro i palestinesi rivendicano il proprio diritto sulla Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, aree che sono state loro sottratte da Israele in seguito alla guerra dei sei giorni, avvenuta nel 1967. La Cisgiordania in particolare è considerata dall’Onu un territorio sotto occupazione militare israeliana ed è per tanto soggetta alla Convenzione di Ginevra del 1949, che tutela e regola i diritti di persone che non partecipano direttamente ad ostilità.

Il 20 agosto 1993, la conclusione degli accordi di Oslo aveva portato alla creazione dell’Autorità Palestinese dell’anno successivo e aveva previsto per i territori contesi una soluzione a due Stati con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa in due parti, per risolvere le dispute  tra Israele e Palestina. Al momento, in base a tali accordi, il territorio della Cisgiordania è diviso in tre aree amministrative, rispettivamente A, B e C. La prima rappresenta il 18% del territorio ed è sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. La seconda corrisponde al 22% della Cisgiordania ed è amministrata congiuntamente da Israele e Palestina. La terza corrispondente al 61% del territorio è controllata da Israele.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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