Niger: uomini armati prendono in ostaggio 10 operatori umanitari

Pubblicato il 26 giugno 2020 alle 15:22 in Africa Niger

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Alcuni uomini armati non identificati hanno rapito 10 operatori umanitari mentre distribuivano generi alimentari in un villaggio nel Sud-Ovest del Niger. Kadidiatou Harouna, della ONG Action and Impact Progress (APIS), ha riferito, giovedì 25 giugno, che gli aggressori hanno attaccato il villaggio di Tillaberi a bordo di motociclette. APIS, partner del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, ha sottolineato di aver lavorato nella regione al confine con Burkina Faso e Mali “senza problemi” nell’ultimo anno.

Nella stessa area, nel 2018, un missionario italiano, padre Pier Luigi Macalli, era stato rapito da un gruppo jihadista locale. In un filmato di 24 secondi, diffuso a inizio aprile 2020, si vede Macalli, con occhiali e barba lunga, accanto a un altro italiano, Nicola Chiacchio. Quest’ultimo era sparito nella stessa zona alcuni anni fa, mentre viaggiava nella regione come turista. Maccalli, religioso della Società delle Missioni Africane (Sma), originario della diocesi di Crema, era stato sequestrato la sera del 17 settembre 2018 nella missione di Bomoanga, a circa 150 chilometri dalla capitale nigerina, Niamey. Da allora non si avevano più notizie sulla sua sorte. Sulla vicenda il pm Sergio Colaiocco ha avviato da tempo un’indagine in cui si ipotizza il reato di sequestro con finalità di terrorismo.

A inizio 2019, un altro gruppo di criminali armati aveva sequestrato nella zona sudoccidentale del Niger diversi veicoli del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e della ONG Medici senza frontiere. Uno dei veicoli di MSF era stato poi utilizzato, a maggio 2019, in un fallito attacco contro un carcere di massima sicurezza vicino alla capitale del Niger, Niamey, dove erano detenuti combattenti jihadisti.

I combattenti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno intensificato gli attacchi nella regione del Sahel, nonostante la presenza di migliaia di truppe locali e straniere. La violenza ha colpito duramente il Mali e il Burkina Faso, rendendo ingovernabili ampie zone dei due Paesi, ma non ha risparmiato il Niger, che condivide confini lunghi e porosi con i suoi instabili vicini. Il Country Report on Terrorism 2018 del Dipartimento di Stato americano riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina. 

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 36.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF)

A gennaio, l’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale ha riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, dal 2016, gli attacchi sono aumentati di cinque volte in Burkina Faso, Mali e Niger, con oltre 4.000 decessi registrati nel 2019.

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Chiara Gentili

di Redazione

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