L’Iraq effettua un’operazione contro milizie filo-iraniane

Pubblicato il 26 giugno 2020 alle 8:58 in Iran Iraq

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Le forze di sicurezza irachene hanno riferito di aver condotto un raid contro i quartieri generali di gruppi armati filo-iraniani, tra cui le cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati contro obiettivi statunitensi.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Jazeera, l’operazione è stata condotta nella sera del 25 giugno, in due aree situate nel Sud della capitale irachena Baghdad, ed ha visto impegnate forze irachene congiunte, provenienti sia dall’intelligence sia dalla squadra anti-terrorismo. A detta di fonti governative e di sicurezza, sono stati circa 13 i membri arrestati, i quali hanno dichiarato di essere affiliati alla “Resistenza Islamica”. È stato un funzionario del governo iracheno a specificare che, tra le persone arrestate, 3 leader, di cui uno iraniano, sono state consegnate alle forze statunitensi. Da parte sua, la coalizione anti-ISIS a guida statunitense non ha ancora rilasciato commenti a riguardo.

L’obiettivo del raid è stato rappresentato dalle basi di diversi gruppi filo-iraniani tra cui Kataib Hezbollah, ovvero le “Brigate di Hezbollah”, e i “Soldati di Soleimani”, con riferimento al generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso il 3 gennaio 2020 a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Le medesime fonti hanno poi dichiarato di aver trovato anche missili Katyusha e materiale destinato alla costruzione di lanciarazzi.

A tal proposito, un corrispondente di al-Jazeera ha riferito che le forze del Servizio d’élite anti-terrorismo iracheno hanno sequestrato almeno 10 missili e che sono state proprio queste a dichiarare che l’operazione del 25 giugno è stata condotta con lo scopo di impedire nuovi attentati missilistici contro la Green Zone di Baghdad e l’aeroporto internazionale della capitale, entrambi sede di truppe statunitensi.

L’operazione si colloca nel quadro delle tensioni Washington-Teheran sul suolo iracheno, il cui apice è stato raggiunto il 3 gennaio scorso, con l’uccisione di Soleimani e Abu Mahdi al-Muhandis, vice capo delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF). Le Brigate di Hezbollah, braccio armato delle PMF, sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, sostenuto dall’Iran ed attivo nelle guerre civili in Iraq e Siria. Queste sono ritenute responsabili degli attacchi contro strutture e basi statunitensi in Iraq, che, dal mese di ottobre 2019, ammontano a più di 30.

Da parte sua, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, si è più volte detto impegnato a perseguire gli autori dei molteplici attentati e a portarli davanti alla giustizia. Parallelamente, il premier ha intrapreso colloqui con Washington, nel quadro del cosiddetto “dialogo strategico”, in cui Baghdad si è detta disposta a salvaguardare le forze statunitensi che continuano e continueranno a sostare in Iraq e le loro basi e strutture. Dall’altro lato, gli USA hanno riferito che continueranno a ridurre il numero di soldati dalle basi irachene.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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