Libia: l’Europa continua a chiedere un cessate il fuoco

Pubblicato il 26 giugno 2020 alle 9:46 in Europa Libia

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Francia, Germania e Italia hanno esortato le parti impegnate nel conflitto in Libia a cessare il fuoco, chiedendo agli Stati terzi di non interferire ulteriormente e di favorire una risoluzione politica.

“Alla luce dei crescenti pericoli derivanti dall’esacerbarsi della situazione in Libia, Francia Germania e Italia invitano tutte le parti libiche a porre fine ai combattimenti immediatamente e incondizionatamente” è quanto si legge in una dichiarazione congiunta del 25 giugno, in cui i tre Paesi europei hanno altresì invitato gli attori esterni a rispettare l’embargo sulle armi sancito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e a porre fine a qualsiasi forma di ingerenza. Non da ultimo, Parigi, Berlino e Roma hanno evidenziato la necessità di favorire le negoziazioni del Comitato militare congiunto 5+5, sotto l’egida delle Nazioni Unite e della Missione di Supporto dell’Onu UNSMIL.

L’istituzione del cosiddetto Comitato militare 5+5 è uno dei risultati della conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio 2020, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto in Libia. Si tratta di un gruppo congiunto, formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo nazionale (GNA). L’obiettivo iniziale era avviare discussioni volte a porre una tregua al conflitto libico e all’istituzione di un meccanismo che la monitorasse. La prima riunione si è svolta a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite il 3 febbraio scorso, ma, nonostante l’ottimismo iniziale, il secondo round, intrapreso il 18 febbraio, non ha portato ai risultati auspicati, considerato altresì il ritiro del GNA. Ciò ha causato la ripresa delle tensioni nei diversi assi di combattimento.

Come affermato dai tre Paesi europei il 25 giugno, compito del Comitato militare è favorire un accordo di cessate il fuoco affidabile e sostenibile, il quale, a sua volta, rappresenta un elemento fondamentale per creare un clima favorevole alla ripresa del dialogo intra-libico e alla risoluzione della crisi. Per tale motivo, secondo Roma, Berlino e Parigi, tutti gli sforzi profusi verso tale obiettivo devono essere appoggiati, inclusa la cosiddetta “Iniziativa Cairo” del 6 giugno scorso, con cui l’Egitto si era fatto promotore del cessate il fuoco e dell’allontanamento delle forze straniere dai territori libici. Tuttavia, è stato sottolineato dai tre Paesi, qualsiasi iniziativa deve essere “fermamente ancorata” al quadro stabilito a Berlino, il quale continua a rappresentare l’unica strada percorribile.

La dichiarazione congiunta del 25 giugno giunge in un quadro di perduranti tensioni in Libia. L’obiettivo attuale delle forze di Tripoli è conquistare la città costiera di Sirte e la base aerea di al-Jufra, poste sotto il controllo dell’LNA, per poi proseguire con la liberazione delle aree orientali e meridionali. A tal proposito, il governo di Tripoli ha esortato le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, a ritirarsi dai suddetti territori, in quanto condizione fondamentale per giungere a una tregua.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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