Libano: all’incontro di Baabda si discute di crisi economica, ma non di Hezbollah

Pubblicato il 26 giugno 2020 alle 12:41 in Libano Medio Oriente

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Il presidente del Libano, Michel Aoun, nel corso dell’incontro “nazionale” convocato il 25 giugno, ha sottolineato che il Paese si trova ad affrontare una crisi “più pericolosa della guerra”. Tuttavia, non è stata discussa la questione del disarmo di Hezbollah.

Nello specifico, il capo di Stato libanese ha sottolineato che la crisi attuale, in continuo peggioramento, non è solo economica e finanziaria ma anche politica e sociale e, pertanto, richiede l’impegno di tutti nel superare divergenze e “questioni autoritarie” per giungere ad una soluzione efficace. I partecipanti all’incontro si sono detti tutti concordi nel ritenere che la stabilità e la sicurezza nel Paese rappresentino una condizione imprescindibile per la stabilità politica, economica e sociale. Per tale motivo, è sempre più necessario porre fine a campagne “provocatorie” che potrebbero alimentare situazioni di caos e divisione, costituendo una minaccia per la pace e la sicurezza interna. “Affrontare la sedizione è una responsabilità collettiva” è stato affermato da più parti.

L’incontro di Baabda, sede della presidenza di Stato, è giunto in un clima di crescente crisi, acuita ulteriormente dalla pandemia di Covid-19. La moneta locale, la lira libanese, ha perso oltre il 70% del suo valore da ottobre 2019, quando il Paese, già colpito da un debito sovrano pari a circa il 170% del PIL, si è ritrovato immerso in una crisi finanziaria che ha aumentato i prezzi, ridotto i posti di lavoro e introdotto controlli sui capitali, impedendo alla popolazione di accedere ai propri risparmi in dollari.

Al 25 giugno, il tasso di cambio lira-dollaro, fissato ufficialmente a 1.507,5 lire per dollaro dal 1997, è aumentato a più di 7.000 lire sul mercato parallelo. Ciò ha messo in luce l’inefficacia delle misure e dei meccanismi stabiliti da governo e banche, volti a frenare speculazioni nel mercato nero. Per tale ragione, la crisi economica è stata al centro dell’agenda del 25 giugno, in cui sono state prese in esame le modalità volte a frenare la crescente svalutazione e a porre in atto le riforme necessarie non solo per risanare il Paese, ma anche per ottenere aiuti dai donatori internazionali e dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Tuttavia, sono state diverse le parti che hanno cercato di ostacolare il meeting, dall’opposizione cristiana agli ex-capi di governo al movimento politico “al-Mustaqbal”, che in arabo significa “futuro”, guidato dall’ex premier Saad Hariri. Parallelamente, anche gruppi di manifestanti sono scesi per le strade della capitale, esortando le classi politiche al potere a dimettersi, visto il perdurante peggioramento delle condizioni di vita.

Non da ultimo, secondo alcuni circoli politici ed esperti libanesi, “l’incontro nazionale” non ha preso in considerazione la questione relativa al disarmo di Hezbollah, reclamata dalla stessa popolazione. Per molti libanesi, soprattutto sunniti, è questa una delle cause alla base delle “calamità” abbattutesi sul Paese. A tal proposito, gli avvertimenti di Aoun circa i pericoli derivanti da divisioni settarie e conflitti civili rappresenterebbero un modo per nascondere le pratiche di Hezbollah, ed è stato sottolineato come la dichiarazione finale del 25 giugno abbia ignorato il ruolo del cosiddetto “Partito di Dio” sia nella crisi libanese sia nella perdurante guerra in Siria. Ciò, a detta di alcune sfere politiche, costituirebbe una “vittoria” per Hezbollah.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah è un’organizzazione paramilitare sciita che rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali, ed è stato classificato come “terroristico” dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, dal Canada e da Israele, oltre che dal Gulf Cooperation Council (GCC) e dalla Lega Araba. Non da ultimo, anche la Germania, il 30 aprile 2020, ha definito Hezbollah un’organizzazione terroristica e ha effettuato una serie di operazioni per catturare sospetti membri del gruppo sul suolo tedesco. Tuttavia, il partito è stato tra i principali sostenitori del nuovo governo di Beirut, la cui fiducia in Parlamento è stata votata l’11 febbraio 2020.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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