Ankara continua l’operazione contro i curdi, l’Iraq si oppone

Pubblicato il 26 giugno 2020 alle 11:28 in Iraq Turchia

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Le forze turche sono impegnate in un’operazione volta a contrastare i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nelle aree settentrionali irachene. Per l’Iraq, si tratta di una violazione della sovranità nazionale e dei rapporti di buon vicinato.

In particolare, in una dichiarazione di venerdì 26 giugno, la presidenza irachena, guidata da Barham Salih, ha esortato la Turchia a porre fine alle ripetute operazioni militari che violano la sovranità irachena, oltre che lo spazio aereo del Paese, e che hanno causato altresì l’uccisione di civili disarmati. In particolare, per Baghdad, le azioni perpetrate da Ankara rappresentano una chiara violazione del principio di buon vicinato e delle norme e convenzioni internazionali. Pertanto, la presidenza irachena ha esortato la Turchia a risolvere le questioni al confine e quanto concerne la sicurezza turca e irachena attraverso la cooperazione ed il coordinamento, respingendo qualsiasi misura unilaterale e sottolineando la necessità di rispettare la sovranità dell’Iraq.

La nuova operazione di Ankara nel Kurdistan iracheno, intitolata “Claw-Tiger”, ovvero “Artiglio di tigre”, è stata lanciata il 17 giugno con l’obiettivo di colpire i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan e le loro roccaforti nelle aree settentrionali irachene. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed il 25 giugno, Claw Tiger costituisce l’operazione militare turca più lunga dall’inizio del 2020. Le ultime offensive, del 25 giugno stesso, hanno riguardato Qandil e Zahko, oggetto di bombardamenti che hanno causato la distruzione di una base del PKK e l’uccisione di alcuni membri del Partito. Dall’inizio dell’operazione, sono numerosi i militanti curdi che si sono ritirati sia da Zahko sia da Haftanin, nel Nord dell’Iraq.

In tale quadro, un primo civile iracheno è morto a seguito di un bombardamento turco contro il distretto di Bradost, nel governatorato di Dahuk, il 19 giugno scorso. Parallelamente, gruppi di attivisti hanno riferito che numerose famiglie sono state costrette a sfollare dalla regione di Dahuk, visti gli attacchi turchi e la risposta dei militanti curdi. Al momento, la Turchia occupa più di 10 postazioni militari all’interno di tale governatorato, istituite sin dal 1995.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica. Gli episodi di insorgenza del PKK in Turchia hanno avuto inizio già nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Sin da tale anno, i territori montuosi dell’Iraq settentrionale sono testimoni di tensioni.  

Di fronte a tale scenario, Baghdad ha più volte accusato Ankara di violare la propria sovranità, portandola a convocare due volte l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz, e a consegnare un memorandum di protesta, con il fine di esortare la Turchia a porre fine a tali operazioni militari unilaterali e a simili violazioni. Il 18 giugno; Baghdad aveva già chiesto il ritiro delle forze turche e la cessazione di “atti provocatori”. L’Iraq, dal canto suo, si è detto pronto a collaborare per salvaguardare la sicurezza dei confini, e considera le azioni turche una minaccia alla sicurezza dei civili e delle loro proprietà, visto che queste prendono altresì di mira campi profughi, come quelli di Makhmur e Sinjar. Tuttavia, Yildiz ha risposto affermando che, se Baghdad non agirà contro i ribelli, Ankara continuerà a contrastare il PKK, “ovunque esso si trovi”. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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