Yemen: la coalizione saudita arriva nel Sud

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 11:57 in Arabia Saudita Yemen

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Un gruppo di osservatori sauditi è giunto, il 24 giugno, nella regione meridionale yemenita di Abyan, per monitorare il cessate il fuoco stabilito tra le forze governative ed i gruppi secessionisti, guidati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

In particolare, gli ufficiali di Riad, membro della coalizione internazionale impegnata nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi, si sono diretti verso Shakra e Sheikh Salem, nella provincia di Abyan, dopo che, il giorno precedente, il 23 giugno, le forze governative ed i separatisti avevano continuato a scontrarsi. A tal proposito, il portavoce del STC, Nizar Haitham, aveva condannato il governo yemenita per aver attaccato le forze separatiste, dichiarando che il governo stava agendo in modo irresponsabile, violando la tregua stabilita. Dall’altro lato, le forze fedeli al presidente, Rabbo Mansour Hadi, hanno giustificato la propria offensiva considerandola una risposta alla recente escalation di Socotra.

In un quadro di perduranti tensioni, l’ambasciatore saudita in Yemen, Mohammed al-Jaber, ha confermato, il 24 giugno, la presenza di una delegazione saudita nei territori meridionali yemeniti, il cui scopo sarà monitorare il rispetto del cessate il fuoco. Quest’ultimo era stato accettato da entrambe le parti, STC e governo, il 22 giugno scorso, a seguito dei tentativi di mediazione dell’Arabia Saudita.

Parallelamente, il 24 giugno, una delegazione composta da deputati yemeniti e consiglieri di Hadi si è recata nel Regno saudita per discutere delle modalità di attuazione del cosiddetto accordo di Riad, siglato il 5 novembre scorso, attraverso la formazione di squadre politiche e militari che si impegneranno per favorirne l’implementazione. Tale patto era stato promosso proprio da Riad, con il fine di porre fine alle tensioni scoppiate il 7 agosto 2019 nella città di Aden, oltre che in altri distretti e città meridionali. Secondo l’accordo, gli scissionisti del Consiglio di transizione meridionale e le regioni meridionali avrebbero dovuto partecipare in un nuovo esecutivo nazionale congiunto, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo, liberando le istituzioni governative precedentemente occupate ed unendosi nella lotta ai gruppi “terroristi”.

Abyan è stato testimone di violenze dall’11 maggio, quando l’esercito del governo yemenita ha cercato di contrastare le forze secessioniste e di riprendere il controllo delle aree perse in precedenza attraverso scontri che hanno interessato perlopiù la periferia di Zinjibar, capoluogo del governatorato. Tali episodi sono da collocarsi in un quadro di tensioni più ampio, il cui apice è stato raggiunto il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale, appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio.

L’Arabia Saudita è altresì intervenuta nel conflitto scoppiato il 19 marzo 2015, per sostenere il presidente yemenita Hadi contro i gruppi di ribelli Houthi. La coalizione, entrata in campo il 26 marzo 2015, è composta da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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