Tunisia: contrasti tra il governo e il partito di maggioranza

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 19:06 in Africa Tunisia

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In Tunisia, una disputa tra il primo ministro, Elyes Fakhfakh, e il partito di maggioranza, islamico moderato, Ennahda, si è inasprita dopo che questultimo ha incrementato le sue richieste per ottenere una nuova coalizione di governo in grado di massimizzare la sua influenza. Lultima pressione è arrivata, mercoledì 24 giugno, quando Ennahda ha rilasciato una dichiarazione in cui ha ribadito al governo la necessità di espandere la sua cintura parlamentare. Nella dichiarazione, che è giunta in seguito a un incontro tra i deputati di Ennahda e il primo ministro, lunedì 22 giugno, il partito islamico ha insistito sul fatto che mentre il blocco parlamentare rimane impegnato a “sostenere il governo”, questultimo non è abbastanza ampio da includere più forze sociali e politiche. In una velata richiesta di maggiore partecipazione nellesecutivo, Ennahda ha affermato che vi è bisogno di “unapertura, di un partenariato effettivo ed equilibrato e di un maggiore rispetto reciproco per creare fiducia tra tutti i giocatori”.

“Il sistema al potere oggi ha bisogno di stabilità in tutte le istituzioni e a tutti i livelli”, afferma la dichiarazione, aggiungendo che “l’interesse del Paese e del governo richiede l’integrazione di tutte le parti nella gestione degli affari pubblici per superare le divisioni e la polarizzazione”. Ennahda spera così di aumentare la pressione sul primo ministro, costringendolo a integrare più attori politici di sua scelta nel governo e ad espandere la sua influenza.

Il doppio discorso di Ennahda, che ha oscillato tra il supporto e le critiche a Fakhfakh, ha mostrato quali sono gli obiettivi del movimento. In un’intervista con il canale privato Attessia, a inizio giugno, Fakhfakh ha dichiarato che non avrebbe accettato le condizioni di Ennahda, tra cui l’introduzione del partito Qalb Tounes nella formazione di governo e la cacciata del Movimento popolare nazionale. Il presidente del Parlamento tunisino, nonché leader del partito islamico moderato, Rached Ghannouchi, aveva sostenuto in precedenza che se le condizioni non fossero state soddisfatte, Ennahda avrebbe ritirato la fiducia dal governo. Qalb Tounes, guidato dall’imprenditore tunisino Nabil Karoui, detiene il secondo blocco più grande in Parlamento. Precedentemente rivale di Ennahda, Qalb Tounes si è gradualmente avvicinato al partito islamico, soprattutto votando insieme progetti di risoluzione.

Fakhfakh ha affermato che non si sottometterà alle condizioni di Ghannouchi e ha sottolineato che la sua missione principale è quella di difendere gli interessi nazionali della Tunisia. Fonti vicine al governo ritengono che la campagna di pressione di Ennahda sia guidata dalla frustrazione per le posizioni del Movimento popolare nazionale, che fa parte della coalizione di governo e che ha votato a favore di un progetto di legge che condanna l’ingerenza straniera in Libia. Ghannouchi è stato più volte accusato di essere legato alla Turchia per via del collegamento con la Fratellanza Musulmana e di voler fare gli interessi di Ankara in Libia, sostenendo il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto da Fayez al-Sarraj. “C’è un solo Stato e un solo capo di Stato e c’è solo una diplomazia tunisina, guidata dal Capo di stato”, ha dichiarato il presidente di Tunisi, Kais Saied, nella sua ultima intervista con France24, martedì 23 giugno. Saied rifiuta qualsiasi intervento in Libia e sostiene la neutralità del suo Paese. Secondo il presidente, Ennahda ha cercato di influenzare alcune delle sue decisioni, ma finora non ha avuto successo. “Non mi piace essere preso a calci”, ha avvertito.

Combattendo su due fronti, ovvero, da una parte, prendendo di mira la presidenza e, dallaltra, criticando il governo, Ennahda sembra frustrata e in difficoltà e pare stia cercando disperatamente di trovare nuove strategie per esercitare un maggiore controllo sulle due istituzioni statali. A inizio giugno, il rappresentante del Movimento popolare nazionale, Salem Labiadh, ha affermato, sulla sua pagina Facebook, che il governo non è un passatempo nelle mani di Ghannouchi. La pressione di Ennahda potrebbe anche essere un tentativo di intimidire i partiti al potere e costringerli a votare contro un nuovo progetto di legge presentato da Abir Moussi, capo del Partito Desturiano Libero (PDL), anti-islamista, che mira a classificare i Fratelli Musulmani come “organizzazione terroristica”. Le differenze tra Ennahda, Fakhfakh e gli altri partiti che sostengono il governo significano che la situazione politica della Tunisia è sempre più instabilee ciò causa problemi alla capacità dei leader di affrontare urgenti sfide sociali ed economiche.

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Chiara Gentili

di Redazione

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