Rep. Dem. del Congo: manifestazioni contro la riforma della magistratura

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 16:35 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Nella capitale della Repubblica Democratica del Congo, Kinshasa, la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti per tentare di disperdere le proteste che vanno avanti da due giorni. I cittadini in rivolta, riuniti fuori dal Parlamento per contestare le proposte di modifica della magistratura, hanno bloccato il traffico nella capitale, mercoledì 24 giugno, erigendo barriere e bruciando veicoli e pneumatici. La polizia ha prima sparato in aria colpi di avvertimento e ha poi usato gas lacrimogeni per disperdere la folla.

I manifestanti, molti armati di molotv, sono principalmente sostenitori del partito dell’Unione per la democrazia e il progresso sociale (UDPS), presieduto dal presidente Felix Tshisekedi. L’UDPS si trova in una coalizione squilibrata insieme alle forze vicine al predecessore di Tshisekedi, Joseph Kabila. Solo un terzo dei ministri del governo proviene dall’UDPS.

Le riforme contestate dai manifestanti includono una serie di proposte per definire i poteri dei giudici. I critici ritengono che si tratti di uno stratagemma per mettere la museruola al potere giudiziario. Le proposte provengono dal Fronte comune per il Congo (FCC), una coalizione vicina a Kabila, che rimane una forza dietro le quinte della politica nazionale. Il capo della FCC, Nehemie Mwilanya, ha invitato alla calma “coloro che pensano di avere il monopolio del disordine e della violenza”. “Attenti!”, ha detto, “Dovete rendervi conto che tutti sanno come inizia, ma non come finisce”. Mwilanya ha poi fatto riferimento all’ “inazione” del ministro degli Interni, che proviene dal partito di Tshisekedi, affermando, senza nominarlo, che non riusciva a capire perché alcune persone seguissero la “politica della terra bruciata”.

L’ex presidente del Parlamento, Aubin Minaku, una delle figure che sta dietro gli emendamenti proposti, ha dichiarato che “l’obiettivo della riforma è definire l’autorità che il Ministero della giustizia esercita sui giudici”. Il partito di Tshisekedi, tuttavia, ritiene che si tratti di uno stratagemma per “minare l’indipendenza della magistratura e aumentare il potere del Ministero della giustizia”. La coalizione di opposizione, Lamuka, ha sottolineato, dal canto suo, che le proposte “assestano un colpo mortale al concetto di separazione dei poteri”.

Nel frattempo, i gruppi armati continuano a seminare il terrore nella regione e ad aggravare la sicurezza dell’area, resa ancora più instabile negli ultimi giorni dalle continue manifestazioni. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attivi nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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