Piano di annessione israeliano: anche l’Onu si oppone

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 8:47 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha esortato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ad abbandonare il proprio piano di annessione di alcuni territori in Cisgiordania, in quanto si tratterebbe di una “grave violazione del Diritto internazionale”.

La dichiarazione di Guterres è giunta il 24 giugno, nel corso di un meeting, svoltosi in videoconferenza, del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il progetto di Netanyahu prevede l’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano ed il Mar Morto settentrionale, pari a circa il 30% della regione. Secondo quanto affermato nel corso degli ultimi mesi, le prime mosse a riguardo potrebbero essere intraprese a partire dal primo luglio prossimo. Tuttavia, sono numerose le voci di dissenso a livello internazionale che si sono opposte al progetto di Netanyahu, provenienti altresì dalla Lega Araba.

Nel caso in cui Netanyahu riuscisse a portare a termine il piano, ha affermato Guterres, si tratterebbe di una svolta e, al contempo, di una delle più gravi violazioni del Diritto internazionale. Non da ultimo, secondo il Segretario generale, l’annessione mina la possibilità di giungere a una soluzione a due Stati e di intraprendere nuovi negoziati, e, di conseguenza, mette in pericolo gli sforzi profusi per porre fine al conflitto israelo-palestinese. Pertanto, Guterres ha ribadito la propria opposizione verso qualsiasi mossa unilaterale che minerebbe la pace in Medio Oriente e ha invitato il Quartetto internazionale a mediare nuovamente tra palestinesi e israeliani.

Sono diversi i leader ed i ministri degli Esteri presenti virtualmente all’incontro del 24 giugno che hanno messo in guardia Israele da una mossa unilaterale che potrebbe ulteriormente alimentare un’escalation nella regione. Inoltre, il 24 giugno, più di 1.000 parlamentari, in rappresentanza di 25 Paesi europei, hanno firmato una lettera in cui hanno denunciato il piano di annessione ed hanno esortato i propri leader ad opporvisi e a salvaguardare la possibilità di una soluzione a due Stati. Come affermato in una dichiarazione congiunta, anche Belgio, Regno Unito, Estonia, Francia, Germania, Irlanda e Norvegia, ritengono che l’annessione possa compromettere il processo di pace in Medio Oriente.

In tale quadro, il Segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit, anch’egli connesso in videoconferenza, ha affermato che il panorama palestinese continua ad essere caratterizzato da disperazione, in quanto, da circa trent’anni, la pace e l’istituzione di uno Stato palestinese indipendente sembrano un miraggio. Da parte sua, l’inviato dell’Onu per la pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha messo in guardia dalle conseguenze che il progetto di Netanyahu potrebbe avere a livello legale, economico e in materia di sicurezza. Nello specifico, l’annessione altererebbe in modo irrevocabile le relazioni tra israeliani e palestinesi, minando gli sforzi profusi negli ultimi decenni, e allontana sempre più una soluzione a due Stati. Lo steso Mladenov ha poi messo in luce come anche l’Unione Europea e diversi attori e Paesi a livello internazionale si siano chiaramente opposti al progetto israeliano.

Il piano di Netanyahu è stato appoggiato dal suo ex-rivale Benny Gantz, entrambi a capo di un governo di unità nazionale dal 17 maggio, che prevede l’alternanza alla guida dell’esecutivo ogni 18 mesi. Tuttavia, Gantz, leader del partito Blue and White, avrebbe espresso riserve. In particolare, Blue and White non concorda su alcune modalità di attuazione e sulla mancanza di un dialogo con la parte palestinese, timoroso che un tale approccio possa danneggiare gli interessi stessi di Israele. Inoltre, Gantz preferirebbe avere un esplicito via libera anche da parte di Washington. Quest’ultima, dal canto suo, sembra essere in attesa di un completo accordo tra i due leader israeliani.

Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale legalità di qualsiasi futura annessione. Dal canto suo, la popolazione palestinese cerca una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclama la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.