Libia: l’LNA accusa Tripoli e i suoi alleati

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 10:22 in Africa Libia

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Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha affermato che il desiderio della la Turchia è assediare Egitto ed Emirati Arabi Uniti (UAE) ed ha chiesto all’Onu di estendere il limite temporale per le indagini sui crimini di guerra.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Wasat, il riferimento va alla missione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, volta ad indagare sulle violazioni commesse nei territori libici dal 2016. Tuttavia, secondo al-Mismari, le indagini dovrebbero riguardare un maggiore arco temporale e, in particolare, partire dal 2011, anno che ha segnato l’inizio della situazione di instabilità in Libia, in quanto è da allora che sono state commesse violazioni anche da parte del governo di Tripoli e dei suoi alleati soprattutto nelle aree orientali, spingendo l’LNA a dare avvio alla cosiddetta “operazione dignità”.

In particolare, secondo quanto riferito da al-Mismari in una conferenza stampa del 24 giugno, circa 733 tra civili e militari sono stati uccisi a Bengasi, 220 persone sono state assassinate a Derna ed altre 24 ad Agedabia. Infine, 650 persone risultano essere disperse a Bengasi. Tra i crimini maggiormente riportati, ha dichiarato il portavoce, vi sono sparizioni forzate, incendi di abitazioni e proprietà private, altresì saccheggiate, torture e abusi contro la popolazione locale, costretta ad abbandonare le proprie città e villaggi. Non da ultimo, a detta di al-Mismari, sono stati commessi “attacchi” contro i conti bancari delle istituzioni statali ed è stato “contrabbandato” denaro all’estero, a danno del popolo libico.

Di fronte a tale scenario, secondo il portavoce, le indagini dell’Onu dovrebbero coinvolgere anche Turchia e Qatar, alleati del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), in quanto questi rappresentano una “minaccia” per la Libia, visto il loro sostegno all’estremismo e al terrorismo. Ankara, nello specifico, ha sostenuto milizie terroristiche ed ha inviato nel Paese 2.000 soldati turchi e 17.000 mercenari stranieri, per combattere a fianco delle forze armate di Tripoli. Ciò, a detta di al-Mismari, costituisce un “crimine contro i diritti umani”. La Turchia, secondo il portavoce, starebbe poi provando ad espandersi verso lo Yemen e il Corno d’Africa, ponendo sotto assedio Egitto ed Arabia Saudita e minacciando l’interna regione Nord-africana. L’LNA, tuttavia, è pronto a rispondere a qualsiasi emergenza.

Parallelamente, Ankara e Doha hanno messo a disposizione “piattaforme mediatiche” volte a seminare odio e discordia, oltre che menzogne. Nessuno, però, è stato mai punito dalla legge. Per tale ragione, ha affermato il portavoce dell’LNA, è necessario condurre indagini che favoriscano l’unità e l’eguaglianza tra tutte le parti libiche. Inoltre, al-Mismari ha messo in evidenza il merito dell’LNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, nel distruggere i progetti della Fratellanza Musulmana e nel salvaguardare la nazione.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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