Libia: la Francia chiede all’UE di ridiscutere le relazioni con la Turchia

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 16:42 in Francia Libia

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Il ministro degli Esteri della Francia, Jean-Yves Le Drian, ha chiesto agli Stati membri dell’UE di riunirsi urgentemente per discutere insieme del futuro delle relazioni con la Turchia.  

È quanto rivelato, mercoledì 24 giugno, dal quotidiano arabo Asharq Al-Awsat, il quale ha altresì aggiunto che la richiesta di Parigi è giunta in virtù del peggioramento delle sue relazioni con Ankara, causato dalle divergenze sul conflitto libico. 

In tale cornice, Le Drian ha dichiarato che per la Francia è essenziale che si apra in seno all’UE una discussione seria e non ingenua sui possibili scenari del futuro delle relazioni tra Ankara e Bruxelles, sottolineando altresì di ritenere che l’Unione Europea debba difendere con fermezza i propri interessi. In particolare, il ministro francese ha dichiarato di voler ricevere da Ankara spiegazioni sul ruolo che la Turchia intende assumere in Libia dove, secondo Le Drian, si sta assistendo a una “sirianizzazione del conflitto”.  

Le tensioni tra Francia e Turchia sul conflitto in Libia sono aumentate in seguito all’incidente dello scorso 10 giugno, quando una nave da guerra turca aveva impedito a una delle imbarcazioni della missione europea volta a far rispettare l’embargo sulle armi imposto in Libia, l’Operazione Irini, di ispezionare una nave cargo sospetta, intercettata a largo delle coste libiche. Parigi ha considerato la condotta turca un atto ostile, secondo le regole di ingaggio della NATO. Dall’altra parte, Ankara ha negato di aver causato problemi alla fregata francese. In merito a tale vicenda, lo scorso 18 giugno, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, aveva annunciato che l’Alleanza avrebbe avviato le indagini necessarie a ricostruire quanto avvenuto. 

Dopo l’incidente, il 14 giugno, Parigi aveva altresì dichiarato di ritenere inaccettabile l’intervento della Turchia in Libia, accusando il rappresentante turco presso la NATO di aver violato l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. La Francia aveva inoltre rivelato di essere a conoscenza del fatto che la Turchia abbia inviato sette navi da guerra a largo delle coste libiche e violato l’embargo sulle armi. In aggiunta, l’alto funzionario di Parigi che aveva rilasciato tali dichiarazioni in condizioni di anonimato aveva sottolineato di ritenere che la Turchia si stia comportando in modo inaccettabile e che Ankara stia sfruttando la propria posizione nella NATO. In tale contesto, secondo quanto dichiarato, la Francia non rimarrà ferma. 

Il 22 giugno, Macron aveva poi discusso del conflitto in Libia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e aveva confermato che Parigi non tollererà ulteriormente l’intervento militare della Turchia in Libia, accusando Ankara di giocare ad “un gioco pericoloso” nel Paese nordafricano. 

Nella stessa giornata, il capo dell’Eliseo aveva affrontato il tema della crisi libica con il suo omologo della Tunisia, Kais Saied. Al termine dell’incontro, il capo di Stato tunisino aveva confermato di non essere a favore di una partizione del Paese e aveva sollevato la questione della legittimità del governo di Tripoli, sostenendo di ritenere che ci sia bisogno di trovare un nuovo potere legittimo, che nasca dal popolo libico e che sia basato su una conformità elettorale. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.          

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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