Libano: il Parlamento richiede lo stato di emergenza economico

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 11:04 in Libano Medio Oriente

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Il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, ha esortato il governo, la Banca centrale e le altre banche commerciali a dichiarare uno stato di emergenza finanziaria e e rivedere le misure volte a frenare il crollo della moneta locale.

La richiesta di Berri è giunta il 24 giugno ed è da inserirsi in un clima caratterizzato da una perdurante crisi economica e finanziaria. In tale quadro, la moneta locale, la lira libanese, ha perso oltre il 70% del suo valore da ottobre 2019, quando il Paese, già colpito da un debito sovrano pari a circa il 170% del PIL, si è ritrovato immerso in una crisi finanziaria che ha aumentato i prezzi, ridotto i posti di lavoro e introdotto controlli sui capitali, impedendo alla popolazione di accedere ai propri risparmi in dollari. A detta del presidente del Parlamento, è proprio la svalutazione della lira rispetto al dollaro a dover spingere le autorità libanesi a rivedere le misure messe in atto fino ad ora.

Parallelamente, secondo Berri, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) o altri donatori internazionali non saranno disposti a sostenere l’economia libanese se Beirut non metterà in atto le riforme necessarie, soprattutto nel settore dell’elettricità, attualmente in deficit. Al 24 giugno, il tasso di cambio lira-dollaro, fissato ufficialmente a 1.507,5 lire per dollaro dal 1997, è aumentato a 6.300- 6.500 lire sul mercato parallelo. Ciò ha messo in luce l’inefficacia delle misure e dei meccanismi stabiliti da governo e banche, volti a frenare speculazioni nel mercato nero.

Non da ultimo, l’instabilità economica è fattore di caos e disordini anche a livello sociale. La popolazione libanese sta assistendo ad una graduale diminuzione del proprio potere d’acquisto, oltre che ad una crescente inflazione. I prezzi dei prodotti alimentari, è stato dichiarato, hanno subito un aumento pari a circa il 190% e la pandemia di coronavirus ha ulteriormente esacerbato le condizioni di vita della popolazione, oltre a causare un innalzamento del tasso di disoccupazione, attualmente pari al 35%.

La responsabilità della crisi attuale, a detta della popolazione, è del governo, accusato di corruzione, e di cui si richiedono le dimissioni sin dal 17 ottobre 2019, oltre che della Banca centrale, a causa delle misure restrittive ma inefficaci adottate negli ultimi mesi. La squadra governativa, guidata dal primo ministro Hassan Diab, dal canto suo, ha intrapreso trattative con il Fondo Monetario Internazionale (FMI), a cui sono stati chiesti circa 20 miliardi di dollari, ed ha delineato un piano di salvataggio che prevede l’immissione di circa 10 miliardi di dollari di aiuti nel sistema finanziario. Tuttavia, come evidenziato dal premier in diverse occasioni, il rischio è un esacerbarsi della crisi alimentare, in un Paese in cui il 45% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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