Kosovo: annullato l’incontro a Washington, accuse di crimini di guerra per Thaci

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 12:45 in Kosovo USA e Canada

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Il premier del Kosovo, Avdullah Hoti, e il presidente, Hashim Thaci, hanno annullato il vertice con la Serbia alla Casa Bianca, dopo che il capo di Stato di Pristina è stato accusato di crimini di guerra dalla Corte penale internazionale.  

Nello specifico, rivela The Associated Press, le accuse contro Thaci sono state formalizzate mercoledì 24 giugno, quando presso il Tribunale dell’Aia un giudice internazionale chiamato a occuparsi dei crimini commessi ai danni dell’etnia serba durante il conflitto kosovaro nel 1999, ha incriminato il capo di Stato del Kosovo e altri 9 ex combattenti dell’esercito di liberazione del Kosovo (KLA), di cui Thaci era stato un comandante.  

In seguito alla formalizzazione delle accuse, Thaci ha immediatamente comunicato di voler rimandare il suo viaggio a Washington, dove, nella giornata di sabato, 27 giugno avrebbe dovuto incontrare il suo omologo serbo in vertice mediato dagli Stati Uniti e volto a ripristinare il dialogo sulla normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Pristina e Belgrado. 

Commentando la decisione di Thaci, l’inviato della Casa Bianca per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi, nonché capo della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Richard Grenell, ha dichiarato di comprendere la scelta del capo di Stato kosovaro, il quale ha preferito rimandare la sua partecipazione fino a quando non sarà conclusa la vicenda giudiziaria. In particolare, la corte dell’Aia ha incriminato Thaci e altri 9 combattenti dell’uccisione di almeno 100 cittadini di etnia serba e rom, oltre ad oppositori politici.  

Inizialmente, Grenell aveva aggiunto che il vertice si sarebbe tenuto comunque, data la presenza del premier kosovaro, il quale tuttavia ha, il 25 giugno, cancellato il proprio viaggio a Washington. 

Il Kosovo si trova attualmente al centro di due processi di dialogo per la normalizzazione dei rapporti con la Serbia. Il primo è mediato dagli Stati Uniti, il secondo dall’Unione Europea.  

Per quanto riguarda il primo processo, a guida statunitense, lo scorso lunedì 15 giugno Grenell aveva annunciato il vertice del 27 giugno, durante il quale Kosovo e Serbia dovevano inizialmente incontrarsi per riprendere il dialogo. 

Il secondo processo, invece, a guida europea, è coordinato dall’Inviato speciale per il dialogo tra il Kosovo e la Serbia, Miroslav Lajcak, il quale era giunto, nella giornata di martedì 16 giugno, per la prima volta in visita nella regione, dove aveva incontrato i vertici di Pristina.  

Secondo quanto evidenziato da alcuni esperti, le posizioni dell’UE e degli Stati Uniti in merito alla normalizzazione delle relazioni tra Pristina e Belgrado sono differenti. Da un lato, l’Europa deve tener conto della presenza, nel blocco comunitario, di cinque Paesi che non riconoscono l’indipendenza di Pristina. Dall’altro, gli Stati Uniti invece si sono sempre schierati in maniera omogenea a favore del mutuo riconoscimento. Tuttavia, nonostante tali differenze, gli esperti sostengono che i due mediatori troveranno un compromesso, riuscendo a cooperare per la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Pristina e Belgrado.  

I rapporti tra il Kosovo e la Serbia sono in stallo dal 21 novembre del 2018, quando il Kosovo ha introdotto dazi del 100% sui beni in arrivo dalla Serbia, in risposta all’ostruzione da parte di quest’ultima durante la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, avvenuta il giorno precedente. L’UE ha da allora cercato di mediare tra le parti e di instaurare un dialogo volto alla normalizzazione dei loro rapporti. Durante i tre mesi di mandato dell’ex-premier del partito di centro-sinistra Vetevendosje,Albin Kurti, dallo scorso 3 febbraio al 3 giugno, tali dazi erano stati rimossi ma erano state imposte altre restrizioni sul commercio, adottando misure di reciprocità e provocando la dura reazione dell’UE e degli Stati Uniti. Il 6 giugno, il nuovo premier, Avdullah Hoti, in carica dal 3 giugno, aveva rimosso le barriere commerciali sui beni prodotti in Serbia, ponendo così una base per la ripresa del dialogo con Belgrado. 

Sia Washington sia Bruxelles stanno incoraggiando la creazione di un regime di libero mercato tra i due Stati e la mossa del governo di Hoti è rivolta in tale direzione. Tuttavia, nonostante l’apertura verso la Serbia, in precedenza il neo–premier aveva precisato di non essere disposto a discutere della revisione dei confini del proprio Paese, dicendosi contrario a scambi territoriali con la Serbia, il che accelererebbe la normalizzazione delle relazioni bilaterali. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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