Emirati Arabi Uniti: la Turchia non è la benvenuta

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 18:12 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno affermato, giovedì 25 giugno, che il ruolo della Turchia nelle questioni regionali non è “assolutamente” ben visto dal mondo arabo.

La dichiarazione, riportata dal quotidiano al-Arabiya, è giunta nel corso di una conversazione telefonica del Ministro degli Esteri emiratino, Sheikh Abdullah bin Zayed al-Nahyan, con l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, nel corso della quale i due interlocutori hanno discusso delle relazioni bilaterali tra gli UAE e l’Unione Europea, così come degli sviluppi relativi a questioni di mutuo interesse, tra cui Libia e Sudan.

Sheikh Abdullah e Borrell hanno altresì preso in esame le modalità volte a rafforzare la sicurezza nella regione del Mediterraneo orientale e hanno affermato che l’ingerenza di Stati terzi nel conflitto libico potrebbe minare non solo la sicurezza della Libia stessa, ma altresì la stabilità dei Paesi vicini e dell’intera regione. A tal proposito, il ministro emiratino ha evidenziato che il ruolo svolto attualmente dalla Turchia non è “accolto favorevolmente” dai Paesi del mondo arabo e che ciò potrà avere conseguenze negative. Per tale ragione, Abu Dhabi ha messo in luce la necessità di profondere sforzi a livello internazionale per porre fine al conflitto libico e giungere ad una soluzione politica.

Parallelamente, Sheikh Abdullah ha mostrato l’apprezzamento del proprio Paese verso il ruolo dell’Egitto che, a detta di Abu Dhabi, mira a risolvere politicamente la crisi libica e a portare stabilità nel Paese. Anche per gli Emirati Arabi Uniti, è stato affermato, l’obiettivo è promuovere pace, sicurezza e sviluppo e, pertanto, anch’essi desiderano risolvere il conflitto libico, per il bene di un popolo “alleato”. Non da ultimo, il ministro emiratino ha riferito che gli UAE sono disposti a rafforzare i propri legami con l’Unione Europea e a potenziare la cooperazione bilaterale in diversi campi.

Le dichiarazioni del ministro emiratino giungono in un clima di perduranti tensioni sul palcoscenico libico, che vedono come protagonisti il governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez al-Sarraj, e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar. Quest’ultimo, uomo forte del governo di Tobruk, riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo di al-Sarraj, riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, il 15 maggio, Bloomberg, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite, ha rivelato che due compagnie con sede a Dubai hanno inviato circa 20 mercenari “occidentali” a Bengasi, in Libia, a sostegno dell’LNA. I mercenari occidentali, con passaporti britannici, americani, francesi, australiani e sudafricani, avrebbero avuto il compito di impedire anche le spedizioni di armi dalla Turchia al governo tripolino.

La Commissione dell’Onu ha poi rivelato che gli Emirati Arabi Uniti sono altresì responsabili per la gestione di un “ponte aereo nascosto”, volto a fornire armi al generale libico Haftar. Nello specifico, sono 37 i voli al centro delle indagini degli esperti delle Nazioni Unite, condotte dall’inizio del mese di gennaio 2020. Secondo quanto rivelato da alcuni diplomatici a conoscenza del rapporto, i voli in questione sono stati gestiti da una rete di compagnie registrate negli Emirati Arabi Uniti, in Kazakistan e nelle Isole Vergini britanniche.

Allo stesso tempo, Abu Dhabi, insieme a Parigi ed Il Cairo, è tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata il 16 luglio 2019, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti. Inoltre, UAE, Giordania e Turchia, il 9 dicembre, sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nello stesso giorno da un gruppo di esperti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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