Cina: lndia unica responsabile degli scontri

Pubblicato il 25 giugno 2020 alle 13:22 in Cina India

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Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha affermato che la responsabilità degli scontri sino-indiani, avvenuti lungo la Linea di Controllo Effettivo (LAC) lo scorso 15 giugno, è da attribuire in toto alla parte indiana, il 24 giugno, due giorni dopo gli accordi presi dai rispettivi capi militari per avviare il disimpegno delle forze armate lungo il confine. Nonostante tale intesa, inoltre, le parti sembrerebbero impegnate a rafforzare la rispettiva potenza militare al confine, come mostrato da immagini satellitari diffuse da Reuters il 25 giugno e da una richiesta di fornitura militare indiana alla Russia, il 23 giugno.

Stando a Zhao, in primo luogo, dopo che ad aprile Nuova Delhi aveva avviato la costruzione di infrastrutture nel territorio cinese senza previe consultazioni bilaterali, il 6 maggio scorso, le truppe indiane avrebbero attraversato la LAC entrando nella valle del Galwan che, a sua detta, rientra per intero nel territorio cinese, costringendo l’esercito di Pechino ad opporsi. In seconda istanza, in seguito all’intesa raggiunta il 6 giugno tra i comandanti delle forze impegnate nell’area per placare le tensioni, l’India sarebbe venuta meno agli impegni presi in tale occasione e avrebbe poi violato la legge internazionale, superando nuovamente la LAC e attaccando la controparte cinese, lo scorso 15 giugno.  In tale occasione, si sono verificati scontri fisici mortali tra gli eserciti indiano e cinese, causando la morte di almeno 20 soldati indiani. I media di Nuova Delhi hanno comunicato che la Cina avrebbe perso 40 uomini ma tale notizia è stata smentita dalle autorità cinesi che non hanno, tuttavia, fornito un numero.

Il 25 giugno, Reuters ha pubblicato alle immagini scattate lunedì 22 giugno dall’azienda spaziale americana Maxar Technologies in cui sono raffigurate strutture cinesi erette su un appezzamento che si affaccia sul fiume Galwan. Potrebbe trattarsi di un nuovo accampamento in fase di costruzione in cui sono stati eretti muri e barricate che immagini precedentemente scattate non mostravano.  Anche l’India avrebbe barriere difensive ancora erette ma, secondo Reuters, sembrerebbe aver ridotto le dimensioni di un avamposto nell’area rispetto al mese precedente.

Nonostante ciò, il 23 giugno, il ministero della difesa indiano, Rajnath Singh, durante una visita a Mosca, ha chiesto al Paese di accelerare la consegna del sistema missilistico di difesa aerea S-400, che insieme agli aerei da combattimento ad alta quota che l’India già possiede potrebbe rappresentare una minaccia per l’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) cinese.  Nuova Delhi ha investito 5,2 miliardi di dollari per tale fornitura che le sarebbe dovuta essere consegnata entro dicembre 2021 e che è stata posticipata a causa del coronavirus. L’India, essendo l’unico Paese confinante nelle condizioni per farlo, sta cercando di pareggiare la capacità di difesa aerea cinese, che già dispone del sistema S-400 dal 2018.

Stando ad un’analisi del The Diplomat, difronte alle dispute con Pechino, i Paesi che si trovano nell’area geografica della Repubblica Popolare Cinese (RPC)   tendono a ricorrere all’accondiscendenza e non allo scontro , essendo sostanzialmente più deboli, non solo dal punto di vista economico ma soprattutto da quello militare,  come nel caso dei Paesi del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, nella regione himalayana, l’India è l’unico Stato che possa contrastare Pechino per potenza militare, essendo anch’essa tra l’altro in possesso di armi atomiche. Per ora, in merito agli incidenti nella valle del Galwan, il governo del premier indiano, Narendra Modi, sembrerebbe aver scelto di seguire l’atteggiamento degli altri Paesi asiatici ma stando agli osservatori del The Diplomat dovrebbe dimostrare fermezza e non cedere a compromessi politici, essendo l’equilibrio di potenza nella regione himalayana più importante delle questioni territoriali specifiche relative al confine.

L’india e la RPC si sono ripetutamente scambiate accuse di intrusione nei rispettivi territori lungo il confine condiviso, tuttavia casi di scontri armati tra le parti sono sempre stati rari e hanno confermato la superiorità cinese. Nel 1962 le dispute di frontiera provocarono una breve guerra tra le parti che iniziò il 10 ottobre di quell’anno e si concluse il successivo 21 novembre, con la vittoria di Pechino che sottrasse all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin. Al centro del conflitto vi era il controllo su tale area e sulla ex North East Frontier Agency, l’attuale Stato indiano dell’Arunachal Pradesh .

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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