Yemen, crisi del Sud: riprendono gli scontri ad Abyan

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 11:13 in Medio Oriente Yemen

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Nonostante il cessate il fuoco concordato il 22 giugno, la regione meridionale yemenita di Abyan ha continuato ad assistere a scontri tra le forze del governo yemenita ed i gruppi separatisti, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC).

In particolare, secondo quanto riferito da fonti locali al quotidiano Asharq al-Awsat, già nella giornata del 23 giugno, le due parti si sono scontrate sia sul campo sia attraverso colpi di artiglieria pesante, soprattutto nella zona estesa tra Shakra e Zinjibar, nell’Est di Abyan, provocando morti e feriti per entrambi i gruppi belligeranti. Tuttavia, è stato precisato, né l’esercito yemenita né i gruppi separatisti hanno raggiunto progressi significativi nel controllo della regione, sebbene l’obiettivo delle forze governative sia impadronirsi di Ja’ar, partendo dalle proprie basi di Shakra e Qarn al-Klasi. Da un lato, il portavoce del STC, Nizar Haitham, ha condannato il governo yemenita per aver attaccato le forze separatiste, mentre, dall’altro lato, le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, hanno giustificato la propria offensiva considerandola una risposta alla recente escalation di Socotra.

Tuttavia, i recenti scontri fanno seguito ad una tregua concordata sia dal STC sia dal governo yemenita il 22 giugno, mediata dall’Arabia Saudita, e che avrebbe dovuto interessare proprio il governatorato di Abyan. Le due parti si erano poi dette disposte a sedersi al tavolo dei negoziati per attuare l’accordo siglato il 5 novembre 2019, il cosiddetto accordo di Riad. A rivelarlo, era stato Turki al-Maliki, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita, a fianco delle forze governative del presidente Hadi, per contrastare i ribelli sciiti Houthi.

Abyan è stato testimone di violenze dall’11 maggio, quando l’esercito del governo yemenita ha cercato di contrastare le forze secessioniste e di riprendere il controllo delle aree perse in precedenza attraverso scontri che hanno interessato perlopiù la periferia di Zinjibar, capoluogo del governatorato. Tra gli episodi più violenti, vi sono le battaglie del 23 maggio, che hanno causato altresì l’uccisione del comandante Mohammed Saleh al-Aquili, a capo della 153esima Brigata dell’esercito del governo, nonché di diverse operazioni contro i ribelli sciiti Houthi.

Tali episodi sono da collocarsi in un quadro di tensioni più ampio, il cui apice è stato raggiunto il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio.

La tregua del 22 giugno era stata ben accolta da diverse parti, tra cui il governo yemenita stesso e l’Egitto, convinti che l’accordo di Riad sia un punto di partenza per ristabilire la pace nell’intero Paese. Tale patto stato promosso dal Regno saudita, con il fine di porre fine alle tensioni scoppiate il 7 agosto 2019 nella città di Aden, oltre che in altri distretti e città meridionali. Secondo l’accordo, gli scissionisti del Consiglio di transizione meridionale e le regioni meridionali avrebbero dovuto partecipare in un nuovo esecutivo nazionale congiunto, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo, liberando le istituzioni governative precedentemente occupate ed unendosi nella lotta ai gruppi “terroristi”. Tuttavia, prima dello scoppio delle tensioni del mese di aprile, le forze secessioniste hanno criticato l’incapacità del governo yemenita di fornire servizi basilari come elettricità, acqua e fognature funzionanti, oltre ad aver lamentato la mancanza di un cessate il fuoco e di un ridimensionamento su tutti i fronti del conflitto nel Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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