Turchia-Francia: accuse di spionaggio e tensioni sulla Libia

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 15:50 in Francia Turchia

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La Turchia ha annunciato l’arresto di 4 cittadini accusati di “spionaggio” per conto della Francia. Intanto, cresce la tensione tra Parigi e Ankara per quanto riguarda il conflitto libico.  

Secondo il Daily Sabah, un quotidiano turco filo-governativo, un ex dipendente del servizio di sicurezza di un consolato francese, Metin Ozdemir, ha confessato alla polizia di aver raccolto informazioni per la Direction Générale de la Sécurité Extérieure (DGSE), l’agenzia d’intelligence di Parigi. Ozdemir ha ammesso di aver fornito informazioni riguardanti 120 persone, in cambio di pagamenti mensili e della promessa di un posto nella legione straniera francese. L’uomo aveva raccolto informazioni su associazioni conservatrici, gruppi religiosi e sul Diyanet, l’ente pubblico turco che sovrintende agli affari religiosi, secondo quanto riferisce il Daily Sabah. Dopo un diverbio con gli agenti dell’intelligence francese, Ozdemir si è consegnato alle autorità turche, secondo il giornale. Al momento, non c’è stata alcuna conferma indipendente di questi eventi.

L’arresto del funzionario turco arriva in un periodo caratterizzato da un’alta tensione tra Turchia e Francia. Il 22 giugno, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che Parigi non tollererà ulteriormente l’intervento militare della Turchia in Libia, accusando Ankara di giocare ad “un gioco pericoloso” nel Paese nordafricano. L’intervento del capo dell’Eliseo è arrivato a seguito di una telefonata con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla crisi in Libia. Durante il colloquio, Macron ha condannato il ruolo dei mercenari russi e l’ingerenza turca nel conflitto. La Casa Bianca, da parte sua, ha affermato che i due leader concordano sull’urgente necessità di imporre un cessate il fuoco in Libia e di riprendere i negoziati. Trump e Macron hanno ribadito che l’escalation militare deve fermarsi immediatamente.

Le tensioni tra Francia e Turchia sono aumentate a seguito di un incidente, avvenuto il 10 giugno, tra navi da guerra turche e una nave da guerra francese nel Mediterraneo. Parigi ha considerato la condotta turca un atto ostile, secondo le regole di ingaggio della NATO. Da parte sua, Ankara ha negato di aver causato problemi alla fregata francese. Inoltre, nel contesto libico, Parigi ha accusato Ankara di ripetute violazioni dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite. Infine, interrogato sull’intenzione del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, di intervenire in Libia, Macron ha affermato che il leader del Cairo aveva buone ragioni per preoccuparsi. “Avete sottolineato la legittima preoccupazione del presidente Al-Sisi quando vede i soldati arrivare al proprio confine”, ha affermato Macron. “Questo è un argomento del Mediterraneo che ci riguarda, perché oggi dalla Libia uomini e donne fuggono ogni giorno per venire in Europa. Pensate che possiamo permettere alla Turchia di importare a lungo combattenti siriani in Libia, dato tutto ciò che sappiamo?”, ha aggiunto. 

Il 23 giugno, un portavoce del governo turco ha risposto al presidente francese e ha accusato Parigi di aver “trascinato la Libia nel caos”. Il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, ha accusato Macron di “aver perso la ragione” e di aver lanciato accuse infondate contro la Turchia. “A causa del supporto che ha fornito ad istituzioni illegittime per anni, la Francia ha un’importante responsabilità nell’aver trascinato la Libia nel caos e, a tale proposito, è Parigi che gioca un gioco pericoloso in Libia”, ha affermato Aksoy in una nota. Il portavoce ha poi aggiunto: “Il popolo libico non dimenticherà mai i danni che la Francia ha inflitto a questo Paese”. Aksoy ha quindi invitato il governo francese a non mettere a rischio la sicurezza e il futuro della Libia, della Siria e del Mediterraneo Orientale e ha sottolineato la necessità che Macron avvii un dialogo con la Turchia, che rimane un suo alleato della NATO.

La Libia si trova in una situazione di grave instabilità a partire dal 15 febbraio 2011, data dell’inizio delle proteste che hanno causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. Oggi, il Paese è diviso in due schieramenti. Da una parte, c’è il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, che si trova sotto assedio da parte dell’esercito del generale rivale, Khalifa Haftar, dal 4 aprile 2019. Il GNA è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Ankara, Roma e Doha. Sul fronte opposto, Haftar, il cosiddetto uomo forte di Tobruk, è supportato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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