Parigi-Tunisi: la Libia ha bisogno di un governo unico e legittimo

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 19:25 in Francia Libia Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha dichiarato, durante lincontro con lomologo francese, Emmanuel Macron, che il Paese non accetterà una Libia divisa. Al termine del suo primo viaggio in Europa da quando è stato eletto capo di Stato, nellottobre 2019, Saied ha ribadito che i due schieramenti del conflitto libico devono adempiere ai loro impegni e riavviare i negoziati sotto legida delle Nazioni Unite. Lo stesso Macron, da parte sua, ha riconosciuto che si tratta di un percorso difficile, che impegna la responsabilità di tutti, ma la necessità di un cessate il fuoco in Libia è urgente e non si può più rimandare. “Francia e Tunisia insieme chiedono che le parti in guerra abbassino le armi e mantengano il loro impegno a riprendere i negoziati nel quadro delle Nazioni Unite, per ripristinare la sicurezza di tutti, riunire le istituzioni libiche sotto ununica leadership e iniziare la ricostruzione del Paese a beneficio di tutto il popolo libico”, ha dichiarato il presidente francese al termine dellincontro, tenutosi lunedì 22 giugno.

In unaffermazione che ha scatenato perplessità soprattutto nel fronte islamista, che controlla il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Saied ha sollevato la questione della legittimità del governo libico, sostenendo che ci sia bisogno di trovare un nuovo potere legittimo, che nasca dal popolo libico e sia basato su una conformità elettorale. “Le autorità di Tripoli si basano sulla legittimità internazionale, ma questa legittimità non può continuare. Si tratta di una legittimità temporanea e al suo posto deve arrivare un nuovo governo legittimo, un governo legittimo che nasce dalla volontà del popolo libico”, ha affermato Saied.

Le richieste internazionali per un cessate il fuoco in Libia sono aumentate soprattutto dopo che l’Egitto ha minacciato, il 21 giugno, di intervenire militarmente qualora le forze del GNA attaccassero la città strategica di Sirte. Anche l’Italia e la Germania hanno spinto per una tregua e per la riduzione delle tensioni. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e il suo omologo tedesco, Heiko Maas, hanno dichiarato, dopo i colloqui di Roma, che un cessate il fuoco è urgente a causa della minaccia egiziana. Di Maio ha inoltre chiesto la rapida nomina di un nuovo inviato dellONU in Libia e la decisa applicazione dellembargo sulle armi. “Se fermiamo l’arrivo delle armi o le riduciamo fortemente, saremo in grado di ridurre l’aggressività delle parti libiche nel conflitto”, ha dichiarato Di Maio.

Parigi è il principale partner commerciale e investitore straniero della Tunisia. La Francia ospita circa un milione di tunisini. In seguito allincontro tra Saied e Macron, le autorità francesi hanno stabilito di versare 350 milioni di euro di prestiti alla Tunisia, per far fronte alla crisi causata dal coronavirus. “La Francia continua a fornire tutto il suo sostegno alla Tunisia, in particolare nel settore sanitario attraverso la formazione degli operatori sanitari, la modernizzazione delle infrastrutture, la costruzione degli ospedali, come quelli a Gafsa e Sidi Bouzid, e il rilancio dell’attività economica”, ha detto Macron in conferenza stampa presso il Palazzo dellEliseo. Secondo il presidente francese, il prestito fa parte dell’impegno di 1,7 miliardi di euro assunto dalla Francia in Tunisia fino al 2022. I fondi sono destinati al settore sanitario e all’occupazione giovanile.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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