Libia: l’LNA è ancora a Sirte, riserve per la dichiarazione della Lega Araba

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 9:35 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha riferito di avere ancora il controllo sia terrestre sia aereo di Sirte. Nel frattempo, quattro Paesi hanno espresso riserve circa la dichiarazione congiunta della Lega Araba, rilasciata a margine dell’incontro del 23 giugno.

In particolare, un corrispondente di al-Arabiya, mercoledì 24 giugno, ha riferito che le forze di Haftar continuano a perlustrare l’area che si estende da Sirte ad al-Hish, città altresì nota come Abu Qurayn, sulla costa Nord della Libia. Le medesime forze hanno poi negato di aver subito attacchi da parte dell’esercito di Tripoli e che la situazione nelle zone ad Est di Misurata è sotto controllo, sia per quanto riguarda lo spazio aereo sia per i collegamenti via terra. Sirte, città costiera libica, e la base aerea di al-Jufra rappresentano gli obiettivi chiave dell’ultima operazione “Sentieri della vittoria”, ancora in corso, lanciata dalle forze del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

La suddetta operazione è da collocarsi in un clima di crescente escalation che ha visto l’esercito tripolino raggiungere importanti risultati negli ultimi mesi, soprattutto grazie al sostegno militare della Turchia. Tra le conquiste più rilevanti vi è stata la città di Tarhuna, il 5 giugno, la regione di Tripoli, il 4 giugno, e la base aerea di al-Watiya, considerata un’importante roccaforte per Haftar nell’Ovest libico, conquistata il 18 maggio. Ancor prima, le forze tripoline avevano ripreso il controllo di circa 8 località sulla costa occidentale, tra cui Sorman, Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat, nel quadro dell’operazione “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo.

Gli ultimi movimenti sul campo hanno suscitato la preoccupazione dell’Egitto, il quale, il 6 giugno, si era fatto promotore della “Iniziativa Cairo”, volta a raggiungere una tregua in Libia a partire dall’8 giugno, a riprendere i negoziati tra le parti belligeranti e ad espellere dal Paese le forze straniere. Diversi Paesi sia arabi sia europei hanno apprezzato la mossa del Cairo, ma la Turchia e le stesse forze tripoline sembrano aver ignorato una tale iniziativa. Ciò ha portato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto.

Proprio Il Cairo ha invitato i ministri degli Esteri della Lega Araba ad incontrarsi per una sessione di emergenza, in video conferenza, il 23 giugno, per discutere degli ultimi sviluppi del panorama libico. Tra i punti evidenziati da più parti, vi è stato il rifiuto dell’ingerenza di Paesi terzi in Libia e della partecipazione di milizie e mercenari stranieri nel conflitto. Inoltre, come riferito nella dichiarazione congiunta rilasciata a margine dell’incontro, gli Stati membri della Lega Araba si sono detti a favore delle iniziative volte e raggiungere una soluzione politica per il conflitto libico.

Tuttavia, quattro Paesi e, nello specifico, Libia, Tunisia, Qatar e Somalia, hanno espresso riserve circa alcuni punti della risoluzione adottata nel corso dell’incontro. In particolare, il Ministero degli Esteri del GNA ha evidenziato come l’ottavo punto, relativo al rispetto delle iniziative che promuovono una risoluzione al conflitto, tra cui anche la “Dichiarazione Cairo”, debba includere dei Paesi neutrali e che non sono schierati con nessuna delle parti belligeranti. A tal proposito, Tripoli ha sottolineato che, nel caso dell’iniziativa egiziana, il GNA non è stato consultato e ritiene che la dichiarazione del 6 giugno non si basi sulle decisioni stabilite precedentemente in contesti internazionali, tra cui la conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020.

Parallelamente, la Tunisia non ha accolto a pieno il paragrafo 8 della risoluzione, nonché l’ultima riga del paragrafo 7, che mette in guardia dalle conseguenze del perpetuarsi delle azioni militari e da un’eventuale espansione del conflitto, anche in termini territoriali. I medesimi punti sono stati parzialmente contestati anche da Qatar e Somalia. In particolare, i paragrafi su cui sono state espresse riserve ribadiscono il rifiuto di tutti gli interventi stranieri illegittimi che violano le leggi, le decisioni e le norme internazionali e contribuiscono alla diffusione di milizie armate terroristiche. Queste ultime, a loro volta, alimentano violenza, estremismo e terrorismo, e, pertanto, nella dichiarazione è stato chiesto l’allontanamento di tutte le forze straniere presenti sul territorio libico e all’interno delle acque territoriali libiche.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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