Grecia-UE: Alto rappresentante in visita al confine con la Turchia

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 15:48 in Europa Grecia

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L’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, si è recato in visita in Grecia, presso il confine con la Turchia, per ribadire la determinazione di Bruxelles a proteggere le proprie frontiere.  

Nel corso della visita, avvenuta mercoledì 24 giugno, Borrell e il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, si sono recati nei pressi del punto di attraversamento della frontiera greco-turca di Kastanies Evros, uno dei luoghi al centro delle preoccupazioni di Atene, che teme che la Turchia voglia spingere i migranti verso l’Europa.   

Tale questione è stata al centro del colloquio tra i rappresentanti di Grecia e Unione europea, i quali sono stati messi al corrente degli ultimi sviluppi da un ufficiale della polizia ellenica.  A tale riguardo, Dendias ha dichiarato che il tentativo della Turchia di ricattare l’UE sfruttando i migranti per spingerla ad accettare le sue condizioni non è andato a buon fine.  

Nel corso della giornata, è altresì previsto un incontro tra Borrell e il premier di Atene, Kyriakos Mitsotakis, insieme al ministro della Difesa, Nikos Panagiotopoulos, durante il quale è in agenda la discussione delle tensioni con la Turchia nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale. Da parte sua, Borrell ha anticipato di essere già pienamente al corrente delle attività di trivellazione condotte da Ankara nella regione e delle violazioni dello spazio aereo ellenico.  

A tale riguardo, Dendias ha ricordato alla controparte turca che l’unico modo per risolvere le tensioni in materia di risorse minerarie è l’avvio di un processo di dialogo sulla delimitazione delle rispettive Zone Economiche Esclusive.  

Le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver incrinato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. I rapporti si sono ulteriormente incrinati quando, lo scorso 30 maggio, Ankara, in virtù del Memorandum siglato con la Libia, aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.          

In risposta, Atene aveva dichiarato di ritenere evidenti le intenzioni di Ankara di sfidare la propria sovranità territoriale della Grecia nelle acque delle proprie isole, mentre la Turchia aveva ribadito che le aree per cui la compagnia petrolifera di Stato di Ankara ha richiesto la licenza di esplorazione fanno parte della piattaforma continentale turca definita dalle Nazioni Unite.      

Per rispondere al clima di tensione con la Turchia, Atene sta rafforzando i rapporti e le collaborazioni in materia di Difesa, anche attraverso acquisti di armamenti, sia con alleati storici, come la Francia e gli Stati Uniti, sia con i principali rivali di Ankara, come Israele, Egitto e Arabia Saudita. In tale contesto si colloca il recente accordo siglato lo scorso 7 maggio con Israele, il quale ha approvato un prestito di due droni ad Atene, che li utilizzerà per sorvegliare i propri confini.  

In particolare, i droni potranno essere utilizzati per monitorare i confini terrestri con la Turchia, oggetto di tensioni bilaterali da quando il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese. Da parte sua, la Grecia sostiene di avere “prove schiacchianti” in merito al fatto che lo spostamento di migranti e rifugiati dalle città turche al confine con la Grecia sia stato “ideato e orchestrato dalla Turchia”. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con Ankara, la quale lamenta di non aver ricevuto del tutto i 6 miliardi di euro promessi dall’UE nel rispetto dell’accordo bilaterale siglato il 18 marzo 2016 materia di immigrazione. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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