Grande diga africana: l’intervento della Lega Araba

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 11:15 in Egitto Etiopia Sudan

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I ministri degli Esteri dei Paesi arabi hanno dichiarato, in una videoconferenza tenutasi il 23 giugno, che la sicurezza dell’acqua di Egitto e Sudan è “inseparabile dalla sicurezza nazionale araba”. Durante la sessione straordinaria, la Lega Araba ha emesso la risoluzione n. 8524 sulla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), che include 9 articoli.

Tale risoluzione, sostenuta da tutti gli Stati membri, invita le parti interessate, ovvero il Cairo, Khartum e Addis Abeba, a non adottare misure unilaterali, oltre ad esortare nello specifico l’Etiopia a non riempire il serbatoio della diga senza prima aver raggiunto un accordo con i Paesi a valle.

La Lega Araba ha altresì stabilito la formazione di un comitato per seguire la vicenda e coordinarsi con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su tutti gli sviluppi correlati. Nel dettaglio, i membri di tale comitato sono Giordania, Arabia Saudita, Marocco, Iraq e il Segretariato generale della Lega Araba.

Durante l’incontro, i ministri hanno espresso il proprio rifiuto verso qualsiasi atto o misura che possa violare i diritti dei Paesi del bacino del Nilo, e hanno elogiato l’appello del Sudan per lo svolgimento di nuovi round di negoziati dal 25 maggio al 17 giugno, al fine di raggiungere un accordo sulle regole di riempimento e funzionamento del GERD. 

Tale decisione è giunta in seguito al fallimento degli ultimi colloqui tra i tre Paesi, iniziati in videoconferenza il 9 giugno, al termine dei quali l’Etiopia ha rifiutato di firmare un accordo vincolante giuridicamente, proponendo in alternativa la stesura di alcune “linee guida” che possano essere modificate anche unilateralmente.

La GERD è il più grande progetto di sistema idroelettrico in Africa che, secondo le stime, arriverà a produrre circa 6.000 megawatt di elettricità, favorendo il potenziale elettrico di tutta la regione del Corno d’Africa. Il governo del Cairo ha sempre sollevato dubbi in merito al progetto, poiché sostiene che un riempimento eccessivamente rapido del serbatoio della diga, nei prossimi anni, potrebbe mettere in pericolo la propria quota di acque del Nilo, e danneggiare così il sistema idrico del Paese, dipendente per il 90% dal fiume.

Per più di quattro anni, i colloqui trilaterali tra Egitto, Sudan ed Etiopia sul funzionamento della diga non hanno prodotto alcun risultato. In tale scenario, gli Stati Uniti si sono proposti come mediatori per interrompere lo stallo, attraverso una lettera inviata dal segretario del Tesoro americano il 21 ottobre 2019, nella quale la Casa Bianca aveva invitato i ministri degli Esteri dei tre Paesi a discutere del progetto della diga sul suolo americano.

La posizione dell’Egitto è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle, e che il collaudo finale, insieme al riempimento della diga, non avvenga senza un accordo tra le parti interessate. Il governo del Cairo ha proposto un periodo più lungo, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente, soprattutto nella fase iniziale del riempimento. Da parte sua, l’Etiopia afferma di esercitare il diritto assoluto sul Nilo Blu, poiché attraversa il proprio territorio, e ha annunciato che inizierà a riempire la diga a inizio luglio, anche senza aver firmato l’accordo.

Tuttavia, il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Nello specifico, la costruzione della diga coinvolge uno degli affluenti principali del fiume, il Nilo Azzurro, che ha origine dall’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana. Dopo l’attraversamento del Sud dell’Etiopia, il fiume piega verso il Sudan, dove si unisce al Nilo Bianco, formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. Inoltre, il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

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Mariela Langone

di Redazione

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