Cisgiordania: palestinese ucciso presso un posto di blocco israeliano

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 10:19 in Israele Palestina

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Un giovane palestinese è stato ucciso a seguito degli spari delle forze israeliane, presso un posto di blocco situato nei territori occupati della Cisgiordania.

L’episodio si è verificato il 23 giugno e la vittima è stata identificata come Ahmad Erakat, nipote di Saeb Erakat, segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Secondo quanto riportato da al-Arabiya, sulla base delle dichiarazioni della polizia israeliana, il giovane aveva dapprima provato ad assalire le guardie israeliane di frontiera, investendo con la propria auto un’ufficiale israeliana presso il posto di blocco del villaggio di Abu Dis, nell’Est di Gerusalemme, la quale è rimasta leggermente ferita. Le forze di polizia si sono, pertanto, ritrovate a sparare contro Ahmad, con il fine di “neutralizzarlo”. Un medico giunto sul posto ha poi confermato la morte della giovane vittima.

Per Saeb Erakat, il nipote è stato ucciso a sangue freddo dalle forze israeliane ed è impossibile che il ragazzo volesse assalire gli agenti alla frontiera, visto che avrebbe dovuto partecipare, in serata, al matrimonio della sorella ed egli stesso era in procinto di sposarsi a fine settimana. Anche un funzionario palestinese, Hanan Ashrawi, ha esortato la comunità internazionale a prendere “misure concrete” per ritenere Israele responsabile della morte di Ahmad.

Uno degli ultimi episodi simili si è verificato il 30 maggio, quando un palestinese è stato ucciso presso la Città Vecchia di Gerusalemme, anche in questo caso sparato dalla polizia israeliana. Si tratta di avvenimenti da collocarsi in un clima di tensione tra Israele e l’Autorità Palestinese, ulteriormente alimentato dalle dichiarazioni del premier palestinese, Benjamin Netanyahu, circa la volontà di annettere la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale entro il primo luglio prossimo. Si tratta, tuttavia, di un progetto che ha suscitato preoccupazioni a livello internazionale, anche da parte delle Nazioni Unite, timorose che una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese possa allontanarsi sempre di più. Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, ha reagito dichiarando lo scioglimento degli accordi raggiunti sia con Israele sia con gli Stati Uniti, anche in materia di sicurezza.

Tra gli altri fattori che rafforzano la posizione di Netanyahu vi è il progetto del capo della Casa Bianca, Donald Trump, noto altresì come “accordo del secolo”, presentato il 28 gennaio 2020, che mira riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto israeliano-palestinese. In particolare, il piano, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

La Cisgiordania è considerata un territorio sotto occupazione militare israeliana da parte delle Nazioni Unite, ed è soggetto alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949. Tale status è stato riconosciuto ai territori palestinesi dalla comunità internazionale nel 1967, in seguito alla Guerra dei Sei Giorni. Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump o di Netanyahu, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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