Algeria: rimpasto di governo, nuovi ministri dell’Energia e delle Finanze

Pubblicato il 24 giugno 2020 alle 10:44 in Africa Algeria

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L’Algeria ha sostituito i ministri dell’Energia e delle Finanze, il 23 giugno, in seguito a un forte calo delle entrate della produzione di petrolio e gas, dopo anni di deficit di bilancio.

Riguardo alle nuove figure, la televisione algerina ha comunicato che l’ex amministratore delegato della compagnia petrolifera statale Sonatrach, Abdelmadjid Attar, è stato nominato ministro dell’Energia, mentre il governatore della Banca Centrale, Ayman Benabderrahmane, ministro delle Finanze.

Il parziale rimpasto di governo è avvenuto solo sei mesi dopo la formazione del nuovo esecutivo, annunciata dal presidente Abdelmadjid Tebboune la sera del 2 giugno, e si inserisce in un clima di grandi tensioni politiche per l’Algeria, ancora scosso dalle proteste di massa che hanno portato alla deposizione dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika.

Già colpita da anni di redditi più bassi a causa del crollo dei prezzi del petrolio nel 2014, dall’aumento del consumo interno e dalla maggiore concorrenza per il gas in Europa, Algeri è ora investita da una nuova caduta del mercato energetico causata dalla pandemia globale.

L’economia algerina ha subito un forte rallentamento alla fine del 2019, con una crescita annua scesa allo 0,2% nel quarto trimestre dall’1,3% del terzo trimestre. Nel complesso, l’espansione economica nel 2019 si è fermata allo 0,8%, un minimo storico da circa 25 anni. Ciò è dovuto principalmente al fatto che l’Algeria dipende in larga misura da idrocarburi e dai prezzi globali del petrolio e del gas, e una contrazione significativa del settore petrolifero, con una forte flessione dell’attività di raffinazione, ha contribuito a una maggiore decelerazione nel quarto trimestre del 2019. Al contrario, il settore non petrolifero ha registrato un lieve aumento della produzione. A guidare la crescita di tale branca sono soprattutto i servizi commerciali, l’industria, l’edilizia e le opere pubbliche. Le esportazioni di beni e servizi si sono ridotte del 6,4% nel primo trimestre 2019, a causa del calo delle esportazioni di idrocarburi dovuto all’aumento della domanda interna e alla stagnazione della produzione. Al contrario, l’importazione di beni e servizi è aumentata del 4,1% nonostante il rallentamento dell’economia abbia creato un deficit commerciale maggiore.

I disavanzi primari e di bilancio sono migliorati nel 2018, raggiungendo rispettivamente il 7,6% e il 4,9% del PIL, a causa di un leggero aumento dei ricavi e una minore spesa per beni, servizi e salari. L’inflazione è rimasta stabile al 4,3% nel 2018 ed è scesa al 4,1% a fine marzo 2019. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’11,7% a partire da ottobre 2018 ed è più alto tra i giovani, con il 29%, le donne, con il 19,4%, e i laureati, 18,5%, a causa del divario di competenze nel mercato del lavoro.

L’Algeria ha un’economia in cui il commercio estero rappresenta il 58% del PIL. Nel 2017, l’Italia è stata la prima destinazione dell’export algerino, con una quota del 16%, seguita da Francia, Spagna, Stati Uniti e Brasile. Sempre lo stesso anno, la Cina è stata il principale fornitore di beni in Algeria, con il 18,1% di tutte le importazioni, prima di Francia, Italia, Germania e Spagna. Tuttavia, secondo la Algérie Presse Service, nel 2018 la Francia si è classificata al primo posto per le importazioni, con un aumento del 10%, seguita da Italia, Spagna, Stati Uniti e Turchia. L’Algeria ha ratificato l’Accordo di libero scambio continentale africano (afCFTA) il 15 dicembre 2019 ad Accra, che dovrebbe entrare in vigore a luglio 2020. Ciò consentirà agli Stati interessati di beneficiare della progressiva eliminazione delle barriere tariffarie per un periodo di cinque anni. L’implementazione di tale accordo dovrebbe liberare i Paesi africani dalla loro dipendenza dall’estrazione di materie prime e promuovere il commercio intercontinentale.

Riguardo alle previsioni per il 2020, il contesto economico rischia di peggiorare in modo significativo, in quanto le misure di blocco dovute al coronavirus hanno frenato la domanda interna, mentre i tagli alla produzione di petrolio dell’OPEC+ e il crollo dei prezzi del petrolio hanno gravato sul settore esterno.

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Mariela Langone

di Redazione

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