Yemen: governo e secessionisti del Sud concordano un cessate il fuoco

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 8:51 in Arabia Saudita Yemen

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Il governo yemenita e le forze separatiste, rappresentate dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), hanno raggiunto un accordo per un cessate il fuoco, il 22 giugno.

In particolare, la tregua interesserà la regione di Abyan, testimone delle più violenti tensioni degli ultimi mesi, mentre nelle altre province verrà favorita una graduale de-escalation. Le due parti si sono poi dette disposte a sedersi al tavolo dei negoziati per attuare l’accordo siglato il 5 novembre 2019, il cosiddetto accordo di Riad. A rivelarlo, Turki al-Maliki, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a fianco delle forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali yemenite si è riacceso il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio.

In particolare, Abyan è stato testimone di violenze dall’11 maggio, quando l’esercito del governo yemenita ha cercato di contrastare le forze secessioniste e di riprendere il controllo delle aree perse in precedenza attraverso scontri che hanno interessato perlopiù la periferia di Zinjibar, capoluogo del governatorato. Tra gli episodi più violenti, vi sono le battaglie del 23 maggio, che hanno causato altresì l’uccisione del comandante Mohammed Saleh al-Aquili, a capo della 153esima Brigata dell’esercito del governo, nonché di diverse operazioni contro i ribelli sciiti Houthi.

Circa il ruolo dell’Arabia Saudita, il Regno era già stato promotore dell’accordo raggiunto il 5 novembre 2019, con cui i firmatari, STC e governo yemenita, si erano impegnati a porre fine alle tensioni scoppiate il 7 agosto dello stesso anno, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Secondo l’accordo di Riad, gli scissionisti del Consiglio di transizione meridionale e le regioni meridionali avrebbero dovuto partecipare in un nuovo esecutivo nazionale congiunto, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo, liberando le istituzioni governative precedentemente occupate ed unendosi nella lotta ai gruppi “terroristi”. Tuttavia, prima dello scoppio delle tensioni del mese di aprile, le forze secessioniste hanno criticato l’incapacità del governo yemenita di fornire servizi basilari come elettricità, acqua e fognature funzionanti, oltre ad aver lamentato la mancanza di un cessate il fuoco e di un ridimensionamento su tutti i fronti del conflitto nel Paese.

Secondo quanto riferito da al-Maliki il 22 giugno, il governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, e il Consiglio di Transizione Meridionale ora dovranno impegnarsi per attuare il suddetto accordo nel minor tempo possibile, attraverso l’istituzione di comitati di carattere sia politico sia militare. Da canto suo, la coalizione a guida saudita si è detta rammaricata per quanto accaduto nei territori meridionali, che ha rischiato di minare ulteriormente la stabilità e la sicurezza del popolo yemenita, già colpito da un perdurante conflitto, scoppiato il 19 marzo 2015. Inoltre, le parti coinvolte sono state altresì esortate a ripristinare lo status quo originario nell’isola di Socotra, occupata, dal 20 giugno, dalle forze secessioniste. Non da ultimo, al-Maliki ha ribadito il sostegno della propria coalizione al popolo yemenita, e il proprio impegno nel salvaguardare l’integrità, la stabilità e la sicurezza del Paese. A tal proposito, la coalizione monitorerà il rispetto del cessate il fuoco ad Abyan così come nelle regioni circostanti.

Da parte loro, sia il governo legittimo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, sia il STC hanno accolto con favore la posizione e la mediazione del Regno saudita, così come la proposta di una de-escalation nelle regioni meridionali, consapevoli della necessità di attuare l’accordo di Riad. I separatisti e le forze del governo internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del conflitto yemenita. Le due parti non concordano, però, su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese.

Le tensioni ad Aden si erano acuite già nell’aprile 2017, quando il presidente Hadi aveva accusato il governatore della città, Aidarous al-Zubaidi, di mancanza di lealtà, licenziandolo dall’incarico. Successivamente, l’11 maggio di quell’anno, in seguito alle proteste di massa contro l’allontanamento di al-Zubaidi, è nato il Consiglio di Transizione Meridionale, con a capo l’ex governatore di Aden, scelto per presiedere un consiglio di 26 seggi. L’ente ha dichiarato immediatamente la sua intenzione di “ripristinare lo Stato meridionale” riferendosi all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. Hadi, fin da subito, ha definito il STC illegittimo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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