Washington presenta il progetto di legge contro Teheran

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 12:47 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu la bozza di un progetto di risoluzione con cui si chiede di estendere l’embargo sulle armi per l’Iran a tempo indeterminato, oltre a condannare Teheran per l’attacco contro Aramco.

L’embargo a cui gli USA fanno riferimento è stabilito nella risoluzione 2231, da inserirsi nel quadro dell’accordo sul nucleare iraniano, siglato il 14 luglio 2015, e, secondo quanto stabilito dal patto stesso, a partire dal mese di ottobre prossimo, la Repubblica Islamica dell’Iran potrebbe avere nuovamente la possibilità di vendere, trasferire o ricevere armi convenzionali da altri Paesi, incluse Russia e Cina. Inoltre, secondo il Pentagono, potrebbe essere consentito all’Iran di acquistare sistemi di armi avanzate, tra cui aerei da combattimento e carri armati.

Tuttavia, il blocco sulle armi potrebbe essere ulteriormente esteso se una commissione del Consiglio di Sicurezza appoggerà la proposta statunitense almeno 30 giorni prima della scadenza. La bozza di Washington è giunta il 22 giugno e fa seguito alla lettera di Mosca e Pechino, datata 27 maggio, in cui i due Paesi, aventi diritto di veto, hanno messo in evidenza come gli USA minaccino di imporre sanzioni senza precedenti, sebbene si siano ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. Francia, Germania e Regno Unito hanno, invece, mostrato, il 19 giugno, il proprio sostegno alla proposta statunitense, affermando che la revoca dell’embargo potrebbe avere ripercussioni per la sicurezza e la stabilità della regione mediorientale.

Si prevede che il Consiglio di Sicurezza darà il via ad un ciclo di negoziati sulla questione il 24 giugno, stando a quanto riferito da alcuni diplomatici. Tuttavia, le medesime fonti hanno evidenziato la possibilità di un eventuale scontro in sede Onu, viste le minacce di Washington circa una nuova disposizione per l’accordo del 2015, con cui l’Iran rischia l’imposizione di ulteriori sanzioni anche da parte delle Nazioni Unite.

Il progetto di risoluzione presentato il 22 giugno fa poi riferimento alla relazione del Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, dell’11 giugno, in cui si afferma che i missili da crociera impiegati per perpetrare l’attacco del 14 settembre contro gli impianti di Aramco, così come l’attentato contro l’aeroporto internazionale di Abha, del 12 giugno 2019, e quello contro lo stabilimento di Afif del 14 maggio 2019, erano di fabbricazione iraniana. Per Washington, attacchi simili costituiscono un grave pericolo per le forniture di energia a livello internazionale, oltre che per la libertà di navigazione nella regione e per la sicurezza di coloro che lavorano nel settore del trasporto marittimo e dell’energia. Non da ultimo, hanno sottolineato gli USA nella bozza del 22 giugno, attentati di tal tipo e la continua proliferazione di armi e materiale bellico per l’Iran minacciano la pace e la sicurezza internazionale.

Da parte sua, il Ministero degli Esteri di Teheran ha respinto le accuse del segretario Onu, ed ha insinuato che le sue dichiarazioni siano state il frutto della pressione politica esercitata dai “regimi” statunitense e saudita, tra loro alleati e avversi all’Iran. Inoltre, per Teheran, si tratta di affermazioni non comprovate e non elaborate su basi solide.

Il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo siglato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. Il capo della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato dall’intesa unilateralmente l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Alla luce di ciò, il governo di Teheran ha cominciato a venir meno agli impegni presi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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