Piano di annessione israeliano: dall’opposizione “occidentale” agli avvertimenti di Netanyahu

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 11:50 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Decine di diplomatici e ambasciatori hanno manifestato, nella sera del 22 giugno, il proprio rifiuto al piano di annessione di alcuni territori della Cisgiordania, proposto dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Quest’ultimo ha messo in guardia il suo vice, Benny Gantz, da un’eventuale opposizione.

Il progetto prevede l’annessione a Israele di alcuni territori della Cisgiordania, tra cui la Valle del Giordano ed il Mar Morto settentrionale, pari a circa il 30% della regione. Secondo quanto affermato nel corso degli ultimi mesi, le prime mosse a riguardo potrebbero essere intraprese a partire dal primo luglio prossimo. Tuttavia, sono numerose le voci di dissenso a livello internazionale che si sono opposte al progetto di Netanyahu, provenienti altresì dalla Lega Araba. A tal proposito, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, nella sera del 22 giugno, decine di rappresentanti diplomatici e ambasciatori, sia europei e del mondo occidentale sia provenienti dalla Giordania, si sono uniti ad un festival svoltosi nella città di Gerico, in Cisgiordania, organizzato dal movimento palestinese Fatah, volto a manifestare l’opposizione al progetto israeliano.

Secondo quanto affermato dai diplomatici scesi in piazza, il piano proposto da Netanyahu rappresenta una violazione del Diritto internazionale e mina “il sogno di pace” e di una risoluzione per il perdurante conflitto israelo-palestinese. In particolare, la prevista annessione israeliana, da un lato, priverebbe i palestinesi delle principali risorse agricole, specialmente nella regione della Valle del Giordano, mentre, dall’altro lato, eliminerebbe del tutto l’idea di una soluzione a due Stati, auspicata nel 1993 con gli Accordi di Oslo, con cui si ritiene possibile la creazione di due Paesi in grado di coesistere l’uno accanto all’altro, ovvero Israele e Palestina, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

A detta di un inviato di al-Araby al-Jadeed, la presenza di un gran numero di persone di diversi Paesi e contesti, all’evento del 22 giugno, dimostra come l’Autorità Palestinese si stia mobilitando sempre di più per riceveresostegno a livello internazionale, soprattutto dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali per i Diritti umani, dall’Europa alla Cina alla Russia. Parallelamente, secondo l’inviato, lo stesso Occidente sembra rifiutare un progetto che viola le decisioni internazionali e mina i diritti del popolo palestinese.

Al-Jazeera ha poi riferito che il segretario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, Saeb Erekat, ha annunciato, il 22 giugno, che i palestinesi hanno al proprio fianco una coalizione internazionale composta da 192 Paesi, la quale si oppone ai piani di Israele. Come specificato da Erekat, ad opporsi a tale alleanza vi sono soltanto Israele e gli Stati Uniti.

Il piano di Netanyahu è stato appoggiato dal suo ex-rivale Benny Gantz, entrambi a capo di un governo di unità nazionale dal 17 maggio, che prevede l’alternanza alla guida dell’esecutivo ogni 18 mesi. Tuttavia, Gantz, leader del partito Blue and White, avrebbe espresso riserve. In particolare, Blue and White non concorda su alcune modalità di attuazione e sulla mancanza di un dialogo con la parte palestinese, timoroso che un tale approccio possa danneggiare gli interessi stessi di Israele. Inoltre, Gantz preferirebbe avere un esplicito via libera anche da parte di Washington. Quest’ultima, dal canto suo, sembra essere in attesa di un completo accordo tra i due leader israeliani.

A tal proposito, secondo quanto riportato da al-Jazeera il 22 giugno, sulla base di media israeliani, Netanyahu avrebbe messo in guardia il suo partner al governo, nel caso in cui egli ponga ostacoli all’annessione della Cisgiordania e mini gli sforzi profusi sino ad ora. In particolare, il premier avrebbe chiarito al suo alleato che, se l’annessione dei territori della Cisgiordania non potrà essere portata avanti, sarà lo stesso governo di unità nazionale a vacillare. Il rischio, a detta delle fonti israeliane, potrebbe essere un ritorno alle urne elettorali.

Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale legalità di qualsiasi futura annessione. Dal canto suo, la popolazione palestinese cerca una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclama la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.