I ministri degli Esteri arabi discutono di Libia: no all’ingerenza straniera

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 17:35 in Africa Libia Medio Oriente

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I ministri degli Esteri di diversi Paesi arabi hanno discusso della crisi libica nel corso di un incontro straordinario, tenutosi da remoto, promosso dall’Egitto.

Il meeting in videoconferenza si è svolto martedì 23 giugno ed ha visto la presenza dei ministri degli Esteri dei Paesi membri della Lega araba, un’organizzazione panaraba che raggruppa tutti gli Stati arabi ed include 22 Paesi africani e mediorientali. Come riferito nella dichiarazione congiunta rilasciata a margine dell’incontro, tutti i partecipanti si sono detti disposti a profondere ulteriori sforzi per preservare l’unità, la sovranità, e l’integrità territoriale della Libia, oltre alla stabilità e al benessere del suo popolo, convinti che sia necessario promuovere un futuro democratico e ripristinare lo Stato libico e le sue istituzioni.

Parallelamente, il punto sottolineato da più parti è stato il rifiuto di qualsiasi forma di ingerenza straniera e di quanto alimenta la presenza di combattenti estremisti, soprattutto stranieri. A tal proposito, è stato evidenziato, tali mosse rappresentano una violazione del Diritto internazionale e dell’embargo sulle armi sancito in sede Onu e minano la sicurezza dei Paesi vicini alla Libia e dell’intera regione, rischiando di espandere ulteriormente il conflitto.

In tale quadro, anche la Lega araba si è detta a favore di una risoluzione politica al conflitto libico e di una piena attuazione degli accordi di Skhirat, siglati il 17 dicembre 2015, oltre che del rispetto di quanto stabilito in diversi consessi internazionali, tra cui la conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020. Secondo la Lega, saranno anche i Paesi vicini alla Libia a svolgere un ruolo rilevante nel perseguire il cammino politico e, pertanto, questi dovranno coordinare i propri sforzi per riportare sicurezza e stabilità nel Paese e allontanare una eventuale minaccia terroristica.

I ministri degli Esteri arabi hanno poi accolto con favore la dichiarazione del Cairo del 6 giugno scorso, con la quale l’Egitto ha proposto una tregua al conflitto libico a partire dall’8 giugno, oltre al ritiro di tutti i mercenari stranieri dal territorio libico, lo smantellamento delle milizie e la consegna delle armi. A detta dei ministri, l’iniziativa egiziana sottolinea l’importanza di un accordo politico e di un processo inclusivo che riguarda anche economia e sicurezza, nel rispetto dei diritti umani e del Diritto umanitario internazionale.

L’incontro virtuale del 23 giugno si è svolto a pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, che, il 20 giugno, ha ordinato alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto. Dal canto suo, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, nel corso della videoconferenza, ha affermato che l’Egitto non ha mai tollerato e non tollererà il terrorismo e chi lo sostiene, e, pertanto, è disposto ad attuare qualsiasi  misura per impedire alla Libia e al suo popolo di cadere sotto il controllo di gruppi terroristici e milizie armate.

Parallelamente, il ministro egiziano ha ribadito la posizione dell’Egitto, un Paese propenso a impiegare tutti i mezzi diplomatici disponibili per riunire le diverse parti libiche e impegnato nel favorire le iniziative internazionali volte a raggiungere un accordo politico. A tal proposito, Il Cairo si è detto altresì a favore delle iniziative promosse nel corso della conferenza di Berlino, tra cui l’istituzione del comitato militare congiunto 5+5 e della commissione volta a discutere delle mosse future in ambito economico.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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