Libia: l’Onu indaga sulle violazioni dei diritti umani, al-Sarraj incontra AFRICOM

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 10:09 in Libia USA e Canada

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Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHCR), il 22 giugno, ha adottato all’unanimità una risoluzione che condanna fermamente tutte le violenze perpetrate in Libia e ha esortato l’Alto Commissario, Michelle Bachelet, a inviare una missione d’inchiesta nel Paese nordafricano. Parallelamente, il capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ha tenuto un incontro con il Comando africano degli Stati Uniti (AFRICOM).

L’iniziativa dell’Onu giunge dopo che, l’11 giugno, la Missione di Supporto in Libia (UNSMIL) ha espresso “orrore” di fronte alla scoperta di almeno 8 fosse comuni nella città di Tarhuna, conquistata dall’esercito di Tripoli il 5 giugno, ed ha chiesto indagini tempestive, efficaci e trasparenti ai sensi del Diritto internazionale, con il fine ultimo di identificare le vittime, stabilire le cause della morte e consegnare i corpi alle famiglie. Successivamente, il Tribunale penale internazionale ha affermato che una simile scoperta può corrispondere a un crimine di guerra.

Parallelamente, nella risoluzione del 22 giugno, l’UNHCR ha altresì espresso la propria preoccupazione circa le torture e le violenze, anche sessuali e di genere, denunciate nel corso degli ultimi anni, così come per le condizioni in cui vivono i prigionieri di carceri e centri di detenzione libici.  Pertanto, gli esperti della commissione di inchiesta avranno il compito di documentare tutte le violazioni e gli abusi del Diritto internazionale dei diritti umani, perpetrati “dall’inizio del 2016” da ciascuna parte coinvolta nel conflitto libico. Gli esperti dovranno poi presentare quanto scoperto il prossimo settembre, nel corso della 45esima sessione dell’UNHCR.

La risoluzione adottata il 22 giugno, in realtà, era stata già proposta nel mese di marzo da un gruppo di Paesi africani, ma, successivamente, l’UNHCR è stato costretto a sospendere la propria sessione annuale, a causa della pandemia di Covid-19, rimandando, in tal modo, la votazione da parte dei 47 membri. Di fronte al risultato raggiunto, il vice direttore di Human Rights Watch, Eric Goldstein, ha affermato che l’istituzione della commissione di inchiesta rappresenta un campanello d’allarme per i gruppi armati ed i capi militari impegnati nel conflitto, mettendoli in guardia da eventuali gravi crimini.

Nel frattempo, sempre il 22 giugno, nella città Nord-occidentale di Zuwara, il premier del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo nazionale (GNA), ha tenuto un incontro con AFRICOM e, nello specifico, con il comandante Stephen J. Townsend, in cui sono state discusse le modalità di coordinamento Washington-Tripoli nella lotta al terrorismo, in un quadro di cooperazione strategica tra i due Paesi. Parallelamente, le due parti, accompagnate da altri rappresentanti sia libici sia statunitensi, e alla presenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Richard Norland, hanno preso in esame gli ultimi sviluppi del panorama libico in materia militare e di sicurezza, e degli sforzi degli USA volti a riportare stabilità nel Paese Nord-africano.

Da parte sua, il comando AFRICOM ha nuovamente espresso la propria preoccupazione di fronte all’ingerenza straniera nella crescente escalation, con particolare riferimento alla presenza di Mosca e dei suoi mercenari della cosiddetta compagnia Wagner. A tal proposito, Washington ha messo in luce la necessità di un cessate il fuoco in Libia, così come “l’importanza strategica” di garantire la libertà di navigazione nel Mediterraneo. Per tale ragione, il Comando statunitense ha esortato le parti impegnate nel conflitto a sedersi al tavolo dei negoziati, sotto l’egida dell’Onu, in quanto la crisi attuale “priva la popolazione libica del proprio futuro”.

Non da ultimo, Norland ha messo in luce gli sforzi profusi da Washingon a livello diplomatico, con il fine di promuovere una risoluzione politica, basata sul dialogo. Per l’ambasciatore, l’instabilità attuale rischia di trasformare la Libia in un terreno fertile per organizzazioni terroristiche, come al-Qaeda e lo Stato Islamico, oltre a favorire l’ingerenza di attori stranieri e ad acuire le sofferenze del popolo libico. Anche l’ambasciatore ha, pertanto, invitato gli attori esterni a non alimentare ulteriormente le tensioni, a rispettare l’embargo sulle armi imposto dall’Onu, così come gli impegni assunti in contesti internazionali. Gli USA, ha riferito l’ambasciatore, continueranno a promuovere la sovranità libica, la stabilità politica, la sicurezza e la crescita economica.

Il 18 giugno, era stato proprio AFRICOM a pubblicare foto di aerei russi presso la base di al-Jufra, i quali sarebbero stati inviati per sostenere l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Il 27 maggio, poi, il medesimo Comando aveva riferito che 14 MiG-29 e diversi Su-24, di fabbricazione russa, erano giunti nella medesima base, dopo aver dapprima volato dalla Russia alla Siria. La base di al-Jufra e la città costiera di Sirte rappresentano i due principali obiettivi dell’ultima operazione lanciata dalle forze del governo di Tripoli, tuttora in corso.

Il GNA, guidato dal premier al-Sarraj, è considerato l’unico esecutivo legittimo riconosciuto a livello internazionale, sin dalla sua istituzione avvenuta con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Esso viene sostenuto da Turchia, Qatar e Italia. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk, legato all’LNA e al generale Khalifa Haftar. Tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è inclusa tra i principali esportatori di armi per l’LNA. L’inizio delle tensioni in Libia risale al 15 febbraio 2011, a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime guidato dal dittatore Muammar Gheddafi. Da allora, il Paese Nord-africano non è riuscito a realizzare la transizione democratica auspicata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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